RIMINI Il treno dei desideri

RIMINI - Notizie Attualità - mer 28 mag 2008
di Stefano Cicchetti
[{Spostare la ferrovia? Magari}] [Proviamo a fare i conti su quanto costerebbe una soluzione di cui si è parlato anche in campagna elettorale] Quando si dice la fortuna: il nuovo Segretario della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici avrà modo di dar sostanza alla più suggestiva delle sue promesse elettorali, quella di spostare la dannata ferrovia che taglia in due il territorio riminese. Il Segretario è infatti il nostro Sergio Pizzolante, rieletto deputato nel PdL, che aveva accompagnato nell’ultima campagna elettorale l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi proprio con queste parole d’ordine: ripensare il metrò di costa e far sparire i binari dalle vicinanze della spiaggia. Lunardi non ha avuto però la stessa buona sorte: è stato dirottato alla Commissione Affari Esteri e dunque gli sarà negata l’opportunità di perseguire dappresso un obiettivo a lui tanto caro. [{L’impegno dell’Onorevole Pizzolante}] Invece Pizzolante ha potuto ripetere il suo impegno proprio all’atto di assumere il prestigioso incarico in Commissione: “Rimini deve recuperare una sua identità ricucendo la città del mare con quella storica, riducendo le barriere che la dividono; interramento della ferrovia, no all’attuale progetto di TRC, nuova viabilità a monte”. Questo discorso aveva fatto presa soprattutto a Bellaria, dove da tempo è attivo il comitato più agguerrito per lo spostamento della ferrovia. Un’idea certamente affascinante: chi non vorrebbe eliminare gli enormi disagi in termini di viabilità e rumori provocati da una linea ferroviaria troppo vicina al mare e troppo addentro ai centri abitati? Quelli con i capelli bianchi ricordano che se ne parlò fin dall’immediato dopoguerra, tanto il problema era già sentito oltre 60 anni fa. Ma se l’idea è buona, quanto è fattibile? Insomma, quanto costa? Intanto, attenzione alle parole. Il comitato bellariese si chiama proprio “per lo spostamento della ferrovia”, mentre Pizzolante dice “interramento”: anch’essa un’ottima cosa, ma differente. Siccome di cifre non ne sono state esibite molte, proviamo a fare i conti della serva alle due ipotesi. [{Ipotesi 1: spostare la linea}] Una nuova linea ferroviaria non la vorremmo certo di serie B. Anzi, un’altra giusta recriminazione del nostro territorio è di essere stato fin qui escluso dai progetti dell’Alta Velocità. In Italia le linee Tav stanno costando dai 96,4 milioni di euro a chilometro (per la Bologna-Firenze) ai 53 milioni (Milano-Bologna). Tenendo per buono quest’ultimo dato (e tralasciando di aprire un altro capitolo, domandandosi perché la Tav in Giappone costi 9,3 milioni/Km, in Spagna 9,8 e in Francia 10,2) e considerando per la nostra provincia un percorso di circa 35 chilometri fra Santarcangelo e Cattolica, vien fuori la cifra di 1.855 milioni di euro, 3.653 miliardi e 535 milioni di vecchie lire per il solo percorso, cui andrebbero aggiunti i costi per nuove stazioni e relativi collegamenti. Non consideriamo nemmeno che la ferrovia massacra sì la nostra costa, ma nelle Marche, Abruzzo e Molise fa addirittura di peggio, riducendo la spiaggia ad una strisciolina raggiungibile solo da spettrali pertugi. Un’opera davvero “strategica” dovrebbe quindi interessare almeno 370 chilometri, per una spesa che fa spavento solo a ipotizzarla. [{Ipotesi 2: l’interramento}] Qui un utile riferimento può venire da Norconsult, il colosso norvegese che ha realizzato il progetto di interramento della Milano-Asso dalla Bovisa a Carugo-Arosio, presentato a Seveso nel 2000. A quell’epoca una ferrovia “in trincea” costava 50 milioni a chilometro. Dunque tale opera, quella di cui parla testualmente l’Onorevole Pizzolante, costerebbe almeno 1.750 milioni ai prezzi di 8 anni fa. Ripetiamo: sono conti della serva. Chi ha lanciato la proposta disporra certamente di preventivi ben più rigorosi. In ogni caso, “I soldi non sono un problema: se si vuole, si trovano”, aveva detto Lunardi. [{Ci accontentiamo delle barriere acustiche?}] Già che ci siamo, forse può interessare anche l’esplorazione di altri progetti. Per esempio, potremmo accontentarci di far rispettare una norma di 13 anni fa, la Legge Quadro sull’inquinamento acustico n.447 del 26/10/1995. In base a quanto disposto, verrebbe meno l’assurdità per cui a un pub è imposto di fare di tutto per non disturbare il vicinato, mentre ai treni (circa 120 fra Rimini e Riccione, uno ogni 12 minuti giorno e notte) è concesso sferragliare, fischiare e frenare nel bel mezzo delle nostre case e dei nostri hotel. RFI, la società delle ferrovie italiane, è ben conscia del problema; con fulminea tempestività, il 22 febbraio 2007 ha infatti diffuso un comunicato in cui si sottolineava come “Sin dal 2003, RFI ha redatto e inviato agli Enti locali per le valutazioni di merito il Piano di Risanamento Acustico che, in 15 anni, prevede la costruzione di circa 3.500 km di barriere antirumore lungo la linea ferroviaria con un costo complessivo previsto di circa 6,8 miliardi di euro”. Anche a Rimini sono stati previsti interventi; o meglio, c’è traccia di un unico progetto che riguarda il “risanamento di un edificio scolastico affacciato su ferrovia (scuola elementare Griffa in Via Griffa)”, cioè “barriere acustiche” il cui costo è stato stimato dall’Arpa in circa 2 milioni di euro, circa 3.8 miliardi di lire; su tempi e modi di realizzarle, nulla è noto. Si sa invece che il 20 maggio scorso la Corte dei Conti ha esaminato l'andamento del gruppo FS, evidenziando che “la ristrutturazione societaria, realizzata da più di un quinquennio, non pare abbia giovato”. Secondo le stime effettuate tra il 2002-2006 si parla di “perdite per un valore di circa 1.644,7 milioni di euro, a fronte di un capitale sociale di 2.570 milioni di euro”. Di fronte a questa situazione, la Corte dei Conti ritiene necessari "interventi organici e con effetti durevoli” così da bilanciare l'entità dei costi con “rientri adeguati che possano presumibilmente tradursi anche in un servizio più efficace per l'utenza”. [{Se poi vogliamo pensar male…}] Pare dunque arduo perfino che RFI riesca ad ottemperare agli impegni già assunti. Quanto ai nuovi oneri che gli verranno dai lodevolissimi intenti dell’Onorevole Segretario Pizzolante, tanti auguri! E sono auguri sinceri, perché davvero chi sposterà la ferrovia meriterà eterna e universale gratitudine. Ma in un Paese dove a pensar male ci si azzecca, può ben darsi che il tutto si risolva con uno “studio di fattibilità”, che da noi non si nega mai a nessuno. Insomma, appena un milione di euro, forse anche meno, i bei sogni restano tali e passa la paura. Tanto lo dice pure la canzone: “il treno dei desideri, nei miei pensieri all’incontrario va”.

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