RIMINI Riminesi brava gente

RIMINI - Notizie Attualità - mer 28 mag 2008
di Lia Celi
[{I fili diretti radiofonici}] [Come ce la caviamo quando vogliamo dire la nostra alla nazione] I fili diretti radiofonici come "Zapping" su Radiouno o "La zanzara" di Radio24 non sono esattamente programmi che ti fanno saltare sulla sedia. Al ventesimo Marco da Milano o Vincenzo da Napoli che si lamenta che l'Italia è uno sfacelo e i politici bisognerebbe mandarli tutti in miniera, anche sul timpano dell'ascoltatore più masochista scende una specie di saracinesca, e viene da pensare che se a quarant'anni suonati dall'introduzione dei programmi radiofonici con interventi della "gente comune", nove interlocutori telefonici su dieci non hanno ancora imparato che devono abbassare il volume della loro radio, per evitare fastidiosi "ritorni", non c'è da sorprendersi se l'Italia è messa com'è messa. Insomma, l'ascolto dei fili diretti non incoraggia la stima nei nostri connazionali. Ma quando il conduttore annuncia che "c'è in linea Tizio da Rimini" la saracinesca sul timpano si rialza velocemente, con un misto di curiosità, di timore e di speranza. Curiosità di sapere chi è questo Tizio. Magari possiamo riconoscerlo dalla voce. Potrebbe essere un amico del bar, un collega d'ufficio, o un vicino di casa. Domani potremo dirgli di averlo ascoltato alla radio e fargli i complimenti, o prenderlo per i fondelli. Timore che Tizio da Rimini faccia una brutta figura davanti a tutta l'Italia, dando una cattiva immagine della città e dei suoi abitanti. Chiunque sia, tifiamo per lui e pensiamo intensamente "dài, Tizio, non fare mica il pataca, non impappinarti, non lasciarti scappare termini come invornito, pugnette e baghino, sennò pensano che qui il più raffinato è Paolo Cevoli". Speranza che Tizio non sia il solito qualunquista esibizionista e dica qualcosa di sensato, magari di intelligente: in questo momento lui è la voce di Rimini, e parla anche a nome nostro. Sarà la nostra coda di paglia, ma ci sembra sempre che il conduttore sia prevenuto contro il nostro Tizio. Avvertiamo nella sua voce una sfumatura di condiscendenza che non c'è quando telefonano Marco da Milano e Vincenzo da Napoli. Forse si aspetta che Tizio parli solo di ombrelloni e del rincaro della piadina. Sicuramente gli concederà meno tempo che agli altri. «Buonascera, chiamo da vizino Rimini, prima di tutto complimenti per la trasmiscione…» Abbiamo capito, Tizio è riminese per modo di dire, se va bene è di Villa Verucchio, pazienza, sentiamo quel che ha da dire. E qui bisogna prendere atto che il riminese nei fili diretti radiofonici non fa mai una pessima figura. Che sia di destra o di sinistra, non eccede nei toni forcaioli cari ai telefonisti lombardi o piemontesi, non fa il precisino come gli emiliani, non sputa nel piatto dove mangia come fanno i toscani. Perfino i conterranei che chiamano Radio Radicale sembrano dei gentlemen. Non voleranno altissimo, ma dànno l'idea che, pur con tutti i nostri problemi, siamo ancora brava gente. Sono passati i tempi quando Rimini riforniva i media di personalità del calibro di Zavoli, Celli o Zaccaria, ma, oggi come oggi, non doversi vergognare di Tizio da Rimini è già un bel risultato. {http://www.liaceli.com/}

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