A me piace la pizza

RIMINI - Notizie il taccuino della tavola - mer 25 mar 2009
di Michele Marziani

Lo confesso, il mio rifugio gastronomico sono diventate le pizzerie. Ecco quali

A me piace la pizza. L’informalità della pizza, la semplicità dei gesti, la praticità di un pasto completo e veloce, buono a tutte le età, da consumare in compagnia senza troppi fronzoli. E, da appassionato di vino (e di paradossi), mi piace anche l’abbinamento pizza e birra, perché mi porta in un mondo diverso da quello che frequento sempre. Bere il vino con la pizza si può e ci sta anche bene, ma è un’operazione che richiede impegno e la pizza è il disimpegno per eccellenza. Dopo tanti, forse troppi, anni che scrivo di cibi, vini, ristoranti et similia, mi è difficile uscire a cena e non essere in qualche modo riconosciuto. Ho costruito questo lavoro sul mangiare in incognito, sul passare come un cliente normale, sul non presentarmi mai. Vent’anni fa ci riuscivo, oggi riesco al massimo ad arrivare in incognito, nel senso che faccio prenotare con altri nomi, ma poi mi riconoscono ovunque, mi spostano subito di tavolo dandomi i posti migliori, con me, come dice Giampaolo Proni quando andiamo a cena insieme, si mangia sempre meglio. Insomma, credo che un’epoca vada chiusa. Quella delle recensioni di ristoranti. Continuerò a scrivere di cibo, come di tante altre cose della vita, ma non racconterò più dei locali, di come si mangia, di come si sta da clienti. Anche su queste pagine parlerò di altre cose, comunque golose.

Come tutti quelli che mettono la parola fine ad un gioco durato a lungo anch’io faccio outing e dico: preferisco andare a mangiare la pizza, quando non vado fuori per lavoro. E mi piacciono i posti più disparati per motivi non sempre e non solo gastronomici: vado spesso al Pam Pam, sotto Palazzo Fabbri, perché la pizza è buona, semplice, fatta con ingredienti onesti e il locale è vetusto, datato, quello di sempre, la pizzeria classica con le panche lunghe. Come quella di Sergio, che finalmente ha ritrovato "casa" a Bellariva, dove vado per la pizza diavola, piccante e coreografica.

A volte mi siedo all’Hasta Luego, in centro, in piazzetta San Martino, soprattutto in estate, per i tavoli all’aperto nei giardinetti e per la birra rossa, la Tennet’s, che è per me compagna golosa di una pizza discreta. Poi vado lì accanto, Dal Corto, perché la pizza è buonissima (quella con le melanzane e il formaggio ragusano è un viaggio in Sicilia, fatto in pochi bocconi) e mi piacciono Corto Maltese e, appunto, la Sicilia della quale, in cucina, si trovano piacevoli cose, tutte da provare. A volte vado alla Brasserie, che è un posto un po’ da fighetti, ma autentico, la pizza alla napoletana la fanno bene, la birra del minatore è un piacere. La pizza maxima per me resta comunque la Mimì, alla pizzeria La Grotta di Pietracuta, anche se lì, purtroppo, non riesco ad andare quasi mai. Insomma, dal prossimo numero del giornale niente più recensioni, ma percorsi del gusto, viaggi intorno al cibo e al territorio. Evviva la pizza!

 

 

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