In Miniatura sì, ma Italia vera

RIMINI - Notizie primo piano - mer 25 mar 2009
di Stefano Cicchetti

In 20 mila all’apertura della stagione 2009

Chi vuol capire il nostro Paese qui lo può fare in mezza giornata

Domenica scorsa l’Italia in Miniatura ha inaugurato la sua stagione offrendo l’ingresso libero a tutti i residenti della provincia di Rimini. Una volta di più, è stata un’occasione preziosa per conoscere il nostro Paese. Non solo per visitare le magnifiche riproduzioni dei monumenti, oltre alle tante attrazioni di un parco che ha fatto scuola in tutto il mondo. Ma soprattutto perché, se l’Italia a Viserbella è in miniatura, gli italiani che vi si recano sono a grandezza reale. Con tutti i pregi ed i difetti del caso. Ecco innanzi tutto l’ingorgo epocale che paralizza la statale 16. Le auto parcheggiate sulle aiuole spartitraffico, a sbarrare i passi carrai, a pencolare sui cigli dei fossati, a precludere ogni via d’uscita a chi è arrivato prima. Tutti segni inequivocabili che l’iniziativa ha fatto centro: sono arrivati infatti in oltre 20 mila. Ma da noi la vera conferma di un successo è certificata dalla festosa abolizione di ogni norma; in primis le più odiate, quelle dell’educazione stradale. All’interno, ecco il ragazzotto, autonominatosi cicerone del suo gruppo, additare “la torre di Pisa”; e pazienza se invece è quella degli Asinelli. Perché non solo geografia insegnata a scuola scorre su certe menti come acqua sulle rocce, senza minimamente intaccarle. Ma resta di rigore sia ignorare ogni logica (le torri bolognesi sono pur sempre due), sia non chinare il capo per leggere i cartelli. Ecco la madre di famiglia, con l’immancabile espressione affranta, ripulire le bocche dei pargoli dalle sbaffature di gelato. Una volta usati i fazzolettini, la buona mamma li lascia coscienziosamente cadere ai suoi piedi. Non la sfiora minimamente l’idea di cercare un cestino; anche se si trova, come si trova, a non più di un metro da lei. Tanto più le è indifferente l’esempio educativo offerto ai figlioli. Ecco il popolo degli evasori, composto da chi non ha affatto capito (o creduto) che l’ingresso fosse davvero gratis, e gonfia il petto appena si imbatte in un conoscente: “Mica ho pagato niente, mi sono intrufolato senza farmi beccare, io”. Ma siamo anche gente sentimentale, pervicacemente attaccata alle proprie radici. Un foggiano si commuove fino alle lacrime nel vedere che a Viserbella ci si è ricordati perfino della sua negletta provincia, e perfino della stazione ferroviaria di San Severo! E di fronte a questa, con occhi umidi, si fa fotografare: “Scatta, scatta – incita la moglie – non sai cosa voleva dire per me quando ritornavo qua, dopo tutto il nord che m’ero fatto!”. Un padovano esulta, orgoglioso della sua Basilica del Santo, che “anche qui è venuta meglio di San Pietro, che la sarà pur granda, ma la nostra è più bea”. E siamo gente di cuore. Nel parco mancano purtroppo dei maxi-schemi che aggiornino sull’andamento delle partite. Ma i previdenti detentori della vecchia cara radiolina non si sognano certo di ascoltarla in cuffia, ma aumentano al massimo il volume in modo che tutti gli altri orfani del calcio possano sentire. E chi non sente bene, tanta è la folla attirata dalle cronache, viene debitamente informato in tempo reale: “…E tre ne avete fatti! Interisti ladri!” L’idea di Rambaldi si conferma davvero geniale. Antropologi e sociologi non riusciranno mai a eguagliare l’Italia in Miniatura, quanto a insegnamenti su come siamo fatti. Si impara di più qui in una mezza giornata che in lunghi mesi all’università. Meraviglia anzi che qui si rechino in gita solo le scuole dei gradi inferiori: bene farebbero a venirci anche gli atenei.

 

 

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