Il giovin musicista

RIMINI - Notizie satira - mer 11 mar 2009
di Lia Celi

Logiche nimby anche per le belle note

Tutti lo adorano, a meno che non sia il vicino di casa

Poche cose dànno a una strada più decoro e rispettabilità di una cascata di note che zampillano da una finestra aperta. Istintivamente il passante sorride, smette di inveire contro le cacche di cane e le buche nell’asfalto e alza gli occhi, cercando di indovinare dietro quali tendine si nasconde il misterioso esecutore. Come trasportato da una macchina del tempo, paff, dalla triste Rimini del 2009 si ritrova nel bel mezzo di un bozzetto alla Guido Gozzano, e la stradina del centro diventa un pittoresco vicolo della vecchia Torino o della Milano dei tempi d’oro di Casa Ricordi. Dietro quell’angolo potrebbe essere appena sparita una signora con l’ombrellino, da un momento all’altro una vezzosa sartina si affaccerà al balcone per innaffiare le pansé. Perfino il più acceso rifondarolo comincia a rivalutare certi aspetti della borghesia vecchio stampo, ed è colto dall’impulso di entrare nel primo bar (pardon, caffé), e ordinare un bicchierino di rosolio. Di chi saranno le mani che volano sulla tastiera? Di una signorinella pallida dalle lunghe trecce o di uno scarmigliato giovanotto animato dal sacro fuoco?
Perché, per il passante, il musicista invisibile è sempre giovane. Anzi, «giovine». Più vecchia è la musica, più giovine dev’essere il virtuoso. Dietro il suono di un sax puoi immaginarti anche un cinquantenne con la pancia e la pelata, ma una sonata di Mozart o un preludio di Bach fanno pensare solo a un under-30. Non uno di quegli under-30 smarronati che ciondolano nei localini delle Pescherie Vecchie con una birra in mano e l’altra appoggiata a una moto posteggiata di traverso. Il giovine musicista è serio, forse un po’ scontroso, non beve e non fuma, odia le moto, rispetta i genitori, non sa cos’è il Grande Fratello, ma sa cosa sono i sacrifizi. Ah, come sarebbe bello avere il giovine musicista per vicino di casa, poter godere tutti i giorni di quell’oblioso concertino, invece che delle tirate di sciacquone della nonnetta incontinente o degli schiamazzi dei quattro fuorisede che si fanno la pastasciutta all’una di notte.
E questo è il punto più irreale della reverie, soprattutto a Rimini. Perché fatalmente, appena il giovine musicista diventa un vicino di casa, si trasforma in un persecutore. I fan che vanno in estasi ai concerti di Giovanni Allevi, se abitassero nell’appartamento accanto al suo lo impiumerebbero volentieri. Gli inquilini sono più tolleranti con i martelli pneumatici negli orari di silenzio condominiale che con i martelletti di un Petrov ben accordato, regolarmente suonato in ore lecite. Ne deriva che a Rimini un giovine musicista è innanzitutto uno i cui genitori hanno potuto permettersi di trasferirsi in una casa isolata o di acquistare l’appartamento di sopra, quello di sotto e magari anche i due a fianco.
Qualcosa, però, sta cambiando. Fino a poco tempo fa, appena scopriva che il figlio del vicino aveva iniziato a prendere lezioni di musica, il riminese chiamava l’avvocato. Ma vista la lunghezza delle cause civili, oggi preferisce farsi giustizia da sé, e obbliga il proprio figlio a imparare uno strumento più molesto di quello del vicino. Dev’essere per questo che le iscrizioni al Lettimi non fanno che aumentare.
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