Se la sinistra ha paura del popolo

RIMINI - Notizie opinioni - mer 11 mar 2009
di Giampaolo Proni

La resa di Walter e lo strapotere di Silvio

La gente senza potere e privilegi è obbligata alla speranza

Le dimissioni di Walter Veltroni e la vittoria del PDL in Sardegna hanno portato a un rafforzamento di Silvio Berlusconi tale da destare un po' d'ansia.
Dal punto di vista economico, la famiglia Berlusconi è oggi in una posizione inattaccabile.
Politicamente, attraverso la maggioranza, il Cavaliere controlla la RAI, sia pure col complicato sistema di commissioni, parlamento, ministero, CdA. La maggioranza al momento è omogenea e solida e lo sarà ancora di più col partito unico.
L'alleanza con il Vaticano è stata sancita con forza persino eccessiva con il caso Englaro, nel quale il Governo ha forzato addirittura la Costituzione per seguire le indicazioni del Papato. Da questo lato Berlusconi è ulteriormente garantito dall'ala ciellina nel PDL.
La riforma della legge elettorale per le europee cancella le forze minori anche da Bruxelles. Il PD l'ha votata per timore di perdere altri seggi a sinistra. Una misteriosa ma evidente strategia mediatica sta convogliando i voti di protesta su Di Pietro, ormai onnipresente sugli schermi, ma del tutto innocuo come oppositore del Cavaliere. In città come Bologna la vittoria del centrodestra alle amministrative è al momento avallata dai sondaggi.
Il fatto ansiogeno è che Berlusconi, raggiunta una posizione molto solida, non sembra avere l'obiettivo di attuare il suo programma bensì di rafforzare ulteriormente il potere in senso personale, e che l'opposizione appare quasi inesistente. Pensare che Berlusconi possa essere battuto da Franceschini, o da Bersani - una delle facce meno televisive di tutti i politici italiani - è un'ipotesi avventurosa.
A mio modesto parere resta una sola via d'uscita.
Il PD è debole perché i suoi leader godono di scarsa stima e soprattutto di poco affetto. L'elemento affettivo è fondamentale specie in momenti di difficoltà. Obama potrà farcela o fallire. Ma chi lo ha votato ha creduto in lui e lo ama. I suoi collaboratori lo stimano e hanno lavorato con e per lui. Se parlate con i militanti e i dirigenti del PD, anche locale, e chiedete cosa pensano dei loro capi, il massimo che sentite dire, dei capi, è “E' una brava persona”, o “Si dà da fare”. I giudizi negativi neppure li riporto. Ma con giudizi come questi puoi a malapena scegliere l'idraulico, non la donna o l'uomo che dovrà governare il tuo paese. Se tale è il parere dei militanti, quanto sarà autentico l'entusiasmo che dovranno infondere negli elettori?
Credo che la sinistra debba fare una pulizia totale, a livello centrale e locale, se vuole difendere la democrazia in Italia. E deve trovare dei capi nel solo posto in cui i capi nascono e si formano, siano essi di destra o di sinistra: nel popolo. La democrazia è la forza naturale del demos, il popolo. Tuttavia le primarie controllate e quasi tutta l'azione politica ci dicono che le gerarchie  antepongono la loro posizione all'avvenire del partito. La scelta di non portare il PD alle primarie ma di affidarlo a Franceschini è indice del timore della dirigenza di perdere il controllo. Come è stato fatto a Rimini per le candidature alla Provincia. D'altra parte, dove si tengono primarie vere, spesso gli uomini di apparato perdono.
Ma come può esistere una sinistra che ha paura del popolo?
Il popolo lo si deve lasciare parlare e agire. Lo si deve ascoltare con umiltà e attenzione. Nel popolo vi è sempre una speranza insopprimibile e una fede incrollabile. Non negli intellettuali e nei politici logorati da astuzie e clientelismo. Proprio perché la gente comune vive, ogni giorno, senza privilegi e senza protezioni, e perciò è obbligata alla speranza.
Ho scritto più volte che non c'è altra risorsa per l'Italia se non noi stessi, semplici cittadini senza potere e continuamente limitati nei nostri diritti. E questo è ancora più vero per chi sogna una società più giusta e umana. Una volta si chiamava sinistra.

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