La pił Premiata a Sanremo
Intervista a Franz di Cioccio leader della PFM a Sanremo
La band ha suonato come ospite al festival con Claudio Santamaria e Stefano Accorsi
Sono sulla breccia, il loro nome è una sigla di tre lettere che comincia per P, possono annoverare diversi senatori, sono bravi a cantarle e suonarle. No, non sono quelli del Premier, ma quelli della Premiata, di diritto senatori della musica italiana. Che stanno facendo vivere un altro mito, quello di De Andrè, senza che offuschi il proprio. E tra il recente passaggio a Riccione e gli impegni all'estero, ci hanno messo anche una comparsata a Sanremo. Vissuta col distacco di chi se lo può permettere. “Noi all'Ariston inteso come teatro, c'eravamo già stati – racconta Franz Di Cioccio, anima della PFM - al Festival ci hanno invitato diverse volte, ma non abbiamo mai accettato. Siamo refrattari alle gare. Non ci interessa, non è il nostro modo di concepire e fare musica. Abbiamo 4.300 concerti alle spalle ...”. Ma di Sanremo, intanto, hanno beccato quello giusto. Il Festival vincente e trasversale, pure troppo, di Bonolis & Amici. “Ci hanno invitato come ospiti e abbiamo accettato perché era un momento bello per dare al pubblico della musica di livello, come sa fare la PFM. Siamo saliti sul palco pensando di fare un nostro concerto, anche se durava 10 minuti. La gente si è emozionata, ha battuto le mani, cantato e ballato. Lo hanno apprezzato tutti come momento vero del Festival, dove spesso invece si guarda allo spettacolo televisivo e un po' meno alla musica”. Ma quando si é già con un piede nella leggenda, non si rischia di adagiarsi o diventare una cover band di sé stessi? “Siamo lontani dal pensare di non fare più questo mestiere. Siamo in grandissima forma artistica e fisica, cerchiamo di fare progetti nel modo in cui li facciamo noi. Non abbiamo mai fatto un disco uguale al precedente”. E cosa bolle oggi in Forneria? “Due o tre progetti insieme. Uno dei prossimi sarà un'incursione nella musica classica, molto intrigante. Continuiamo a frequentare la musica a 360 gradi, senza pensare alla canzone o altro. Per noi suonare è un rapporto costante col pubblico e la creatività. Quando vogliono far suonare la PFM non hanno che da chiamarci e noi siamo sempre pronti”. Il cachet? Provate a chiedere: magari il 5.000esimo concerto è gratis.
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