Trc: dolcetto o scherzetto?

RIMINI - Notizie primo piano - mer 11 mar 2009
di Stefano Cicchetti

Fra grandi opere e grandi bufale

Secondo il governo si farà, secondo i governativi no

Per una volta lasciamo da parte la questione se il Trc, il metrò di costa, sia cosa buona e giusta oppure inutile e dannosa: le discussioni durano da più di dieci anni, che diventerebbero più di trenta mettendoci pure la mitica monorotaia del piano De Carlo. Restiamo invece alle ultime: il governo squilla le trombe per annunciare che il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha dato il via libera a un piano “straordinario” di opere pubbliche per un valore di 17,8 miliardi di euro. Dentro ci sono anche 630 milioni per la metrotranvia di Bologna, la metropolitana di Napoli e, appunto, il nostro Trc, per il quale si sbloccano 43 dei 90 milioni necessari: si conferma cioè il piano finanziario da tempo delineato, il quale prevede l’esborso degli altri 53 milioni da parte della Regione e dei comuni di Rimini e Riccione.
I sostenitori del Trc cantano vittoria: approvato il progetto, vinti i ricorsi al Tar contro gli espropri. La Cogel di Roma si è aggiudicata l’appalto e i lavori alle opere civili (come alcuni sottopassi) sono già partiti. Non ultimo, in tutte le ultime tornate elettorali hanno prevalso quei candidati (per il comune di Rimini: Chicchi, Ravaioli 1 e 2; per Riccione: Masini, Imola 1 e 2; per la Provincia: Fabbri 1 e 2) che mettevano il Trc ai primi punti dei loro programmi.
Storia finita? Nemmeno per sogno. Il fronte del no - dove per una volta il centro-destra va a braccetto con gli amici di Beppe Grillo - fa notare che mancano ancora le firme di ministri del Tesoro e delle Infrastrutture. E soprattutto, che quelle firme non arriveranno mai: dice l’onorevole Sergio Pizzolante (Forza Italia - Pdl) che quei soldi sono solo sulla carta, che anzi presenterà un’interrogazione parlamentare contenete il seguente quesito: “Può essere finanziata un’opera che rispetto al progetto originario oggi è profondamente diversa?”. Pizzolante, intendendo invece issare la bandiera dello spostamento (o interramento) della ferrovia alle prossime elezioni, giura che insomma farà di tutto per bloccare quel Trc cui il “suo” governo ha appena dato il via libera.
Ma non è finita qui. Alleanza Nazionale, checché debba a giorni confluire dello stesso Popolo delle Libertà di Pizzolante, pensa invece che a quei soldi non si debba ormai rinunciare. Non bastasse, anche dall’altra parte non è che tutto fili liscio. Il comune di Riccione ha sempre fatto mostra di subire il Trc, più che di sostenerlo. Al momento di tirar fuori i soldi, lo farà per davvero?
E allora, fateci solo capire. Il ponte sullo stretto e le altre meraviglie del piano governativo sono egualmente “solo sulla carta” come lo è il Trc riminese secondo Pizzolante (ma non secondo An)? Oppure bisogna dar retta a Berlusconi, quando definisce tutte le opere del suo piano straordinario “immediatamente cantierabili”?
“Siamo su Scherzi a parte”, commentano dal comune di Rimini. Uno scherzetto che in effetti ne contiene tanti altri, come il ritornello che “quei soldi meglio spenderli altrove”: un’autentica bufala, quando l’abc del diritto amministrativo spiega che la spesa pubblica, una volta determinata, non si può spostare a piacimento da un capitolo all’altro. E anche ammesso che lo spostamento (o interramento) della ferrovia possa rientrare nel medesimo capitolo del Trc, da dove salterebbe fuori l’altro miliardo e mezzo (abbondante) di euro che all’incirca costerebbe fare una nuova ferrovia a monte? Come abbiamo già detto, come pensano tutti, magari il treno se ne potesse andare da dov’è! Ma per davvero, non solo negli slogan. Nel frattempo, ci basterebbe una risposta semplice, però definitiva: il Trc si farà o no? E per favore basta con “dolcetto o scherzetto”, per giunta abbondantemente fuori stagione.

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