Quattro ristoranti ferraresi alla corte del bianchetto

FERRARA - Notizie il taccuino della tavola - mer 25 feb 2009
di Michele Marziani

Un'occasione ghiotta per chi ama il tartufo, seppur l'umile marzuolo

"Il tartufo estense tra rocche e castelli", una rassegna di cene a tema per valorizzare prodotti e territorio nelle residenze storiche della provincia di Ferrara

C'è un tesoro nelle pinete a due passi dal mare, tra le dune sabbiose dei litorali a nord tra Ravenna e la provincia di Ferrara: il bianchetto, il tartufo di pineta, il Tuber borchii dal profumo agliato che va consumato freschissimo, possibilmente accompagnando i tortellini o i passatelli annegati nel brodo bollente. È un tartufo di colore bianco, economico (rispetto ai suoi fratelli che costano ormai come i diamanti...), abbondante. Si trova in grande quantità tra dicembre ed aprile tanto da poter essere considerato l'unico tartufo "popolare" che coinvolge i cavatori, di solito solitari ed ombrosi, in grandi passeggiate coi cani, tutti insieme, tra un bicchiere di vino e un sfottò. Ed è buffo vedere i cercatori, quasi tutti associati all'Arci Tartufi (sì, l'Arci, quella dello sconto nei cinema e dei circoli nelle case del popolo), trovare tartufi anche in mezzo alle roulotte dei campeggi chiusi durante la stagione invernale. Sono così vicine le pinete del Delta del Po, le dune che difendono un territorio aggredito da un lato dal cemento, dall'altro da turismo. Luoghi magici a poco più di un'ora di strada da Rimini, ma così culturalmente lontani dal nostro arenile sabbioso. E anche del tartufo bianchetto in cucina, da noi, nella Romagna del sud, si sa davvero poco. Per questo la rassegna promossa dall'Arci Tartufi di Ferrara, dal titolo "Il tartufo estense tra rocche e castelli", è una degli eventi gastronomici meno usuali e più interessanti della regione. La formula è semplice: una serata in un maniero o in una residenza storica degli Estensi, nel Ferrarese, con menu a prezzo fisso (50 euro), a base di tartufo bianchetto realizzato da alcuni dei migliori ristoranti del territorio: un'occasione per scoprire zone che lasciano sbalorditi (avete mai letto "Il mulino del Po", il capolavoro epico di Riccardo Bacchelli?) e piatti in grado di deliziare il palato e ripagare la voglia di tartufo rimasta insoddisfatta a causa della scarsità e dei prezzi proibitivi del bianco pregiato. Certo il "marzuolo", così viene chiamato il bianchetto è un tartufetto minore, ma non per questo poco gustoso, anzi, nel caldo del brodo è afrore di paradiso. La rassegna è iniziata giovedì 19 febbraio nel castello di Mesola con la cucina del Cammello di Migliaro, uno dei ristoranti del Ferrarese che più di altri sta lavorando per valorizzare, bene, i prodotti locali. Il prossimo appuntamento sarà giovedì 5 marzo a Villa Belfiore con la cucina del Frantoio di Ferrara (coniglio in porchetta con asparagi, marzuolo e millefoglie di patate). Giovedì 12 marzo alla Delizia del Verginese sono di scena le proposte gastronomiche delle Occare, delizioso agriturismo di Portomaggiore (c'è anche il mito pasticcio di maccheroni, autentica meraviglia rinascimentale). Gran finale, giovedì 19 marzo, con la cucina di "Quel fantastico giovedì" di Ferrara nel Castello Estense, con tanto di azzardo di tartufo nel dessert: crema cotta al caramello con gelato di formaggio caprino e marzuolo.

Per saperne di più e prenotare telefonate all'ufficio turistico di Mesola: 0533 993358.

 

 

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