I ricordi di Ezio e Veniero Gemmani

RIMINI - Notizie attualità - mer 25 feb 2009
di Beatrice Piva

Quando bastava una stretta di mano

 “La piazzetta delle poveracce era il luogo più caratteristico della  città, era il fulcro della vita cittadina dove, ogni giorno, era una commedia”. Così ricorda quei tempi Ezio Gemmani che, assieme al fratello Veniero e i genitori aveva una macelleria nella piazzetta.  Dal 1935 al 1969, quel piccolo spazio è stato il mercato alimentare all’aperto dei riminesi.

“Le macellerie erano una quindicina – dice Ezio - una accanto all’altra e ogni macellaio vendeva un solo tipo di carne, bovina, equina o il pollame. In più c’erano due carretti che vendevano la porchetta, uno per piazzetta e un piccolo negozio del ghiaccio. Accanto alla nostra attività, mia sorella vendeva l’olio sfuso. Alle cinque del mattino si era già pronti a servire i primi clienti,  i contadini che, dalle campagne vicine, portavano all’alba il latte ai cittadini, riempivano i tegami posti fuori da ogni abitazione e poi facevano un po’ di spesa da noi”.

E il racconto di Ezio prosegue non senza malinconia: “Al mattino presto la piazza era già in fermento: dal mercato all’ingrosso del pesce, posto tra via Cairoli e via Galli, dopo che l’astatore aggiudicava le partite di pesce,  era un continuo via vai di carriole che, traboccanti di frutti di mare, venivano portate alle pescivendole in pescheria, le quali, armate di scaldino per ripararsi un po’ dal freddo, si preparavano alla vendita. Intanto noi macellai avevamo già esposto la nostra merce in bella vista. Era ogni giorno una gara tra le macellerie per esporre la mezzana intera più bella. L’animale, appena macellato, veniva appeso fuori dal negozio, e più la cotenna era spessa, più la qualità della carne era assicurata. Gli animali si compravano direttamente dai contadini o al foro boario, e, ogni mattina, ci veniva consegnata la merce dal macello che era in via Dario Campana. La carne era trasportata su dei carretti che, con difficoltà, venivano condotti tra i vicoli della pescheria già brulicanti di persone; non era così raro dovere aiutare malcapitate donne a ripulirsi gli abiti sfiorati dal loro passaggio”!

“Il nostro negozio era situato dove oggi c’e l’enoteca Caravaggio - prosegue il fratello Veniero che, dal 1949 fino al 1951 lavora in famiglia, per poi aprire una sua macelleria nel borgo San Giuliano - ricordo che a quei tempi niente dell’animale veniva scartato: anche le interiora, le parti meno nobili, le frattaglie, venivano vendute. Erano tempi di grande povertà, la vita della pescheria era anche il cuore dell’informazione cittadina, c’era del folclore che faceva parte della tradizione del tempo. Il Bar Commercio era il luogo dove, con una stretta di mano, valida più di qualsiasi firma, si concludevano i contratti. Si vendeva e si acquistava tutto così, sulla fiducia: case, terreni, animali”. Veniero fu fra i fondatori della C.R.E.M., la prima cooperativa di macellai che al nuovo mercato coperto aprì un vero supermercato della carne, come a Rimini non si era mai visto.

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - Rimini - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Programmazione: Studio Web 2.0 Copyright ©2012  - Progetto grafico: Inčditart