A 94 anni č la pių anziana norcina di Rimini
Pasquina Aluigi, la matriarca
Il suo negozio fu della famiglia di Scilla Gabel
“Come 95 anni! Io sono del ’15, badi bene”. Non si lascia mica fregare Pasquina Aluigi, trent’anni nella piazzetta con la sua bottega di carne di maiale. E’ trisnonna, fa ancora la sfoglia, la piada e i cappelletti. E ricorda tutto della sua vita lunga, ma dura, dedicata solo al lavoro e alla famiglia. Gli Aluigi erano commercianti di suini a Cerasolo. Il marito di Pasquina, dopo averle dato due figli, nel ’39 dovette indossare la divisa. “Fu spedito in Jugoslavia. L’ultima lettera ci arrivò nel ’43, diceva che lo mandavano in Russia”. Da allora nessuno ne seppe più nulla: disperso.
Nel 1957 la Pasquina provò il gran balzo. Una bottega in città. C’era la famiglia Gabellini che vendeva la sua, nel Vicolo Stretto fra la piazzetta e il Corso. In quella bottega era cresciuta la bellissima Gianfranca, che proprio in quegli anni stava apparendo nei suoi primi film con il nome di Scilla Gabel. “Saranno stati 15 metri quadrati, con un soffitto basso basso; al piano di sopra ci abitavamo”. Il primo giorno di lavoro fu subito drammatico: “Allora per trasportare la merce dentro la città bisognava pagare il dazio. Io avevo preparato 20 lire sul comodino proprio per darle al dazio, ma nell’emozione e la fretta del primo giorno, corsi giù da Cerasolo dimenticandomi di quei soldi. Quando arrivai alla piazzetta ero disperata. Allora andai alla bottega di fronte, dove c’era la signora Iole, che io ancora nemmeno conoscevo, e le chiesi se per favore mi poteva prestare quelle 20 lire. Me le diede senza neanche pensarci e io a mezzogiorno gliele avevo già date indietro. E quella è stata la prima e ultima volta che ho chiesto dei soldi in prestito a qualcuno”.
“Praticamente vivevamo sempre nella bottega – continua la Pasquina – perché gli orari non c’erano proprio; giusto la domenica chiudevamo alle 2 del pomeriggio”. E cosa compravano i riminesi? “Ossa, frattaglie, trippa, polmone: i consumi delle famiglie erano quelli, solo nei giorni di festa si comprava al massimo la salsiccia. La facevamo di notte, subito prima di aprire il negozio, erano 100, 150 chili da lavorare a mano. Braciole e costine si può dire che non le conosceva nessuno, erano cose da signori”. Pasquina Aluigi è stata una delle ultime a chiudere le bottega nella piazzetta: era il 1986.
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