I poderi della Ghirlandetta

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 25 feb 2009
di Luca Vici

Dalle carte riemerge il passato dell’area dove sta sorgendo il nuovo Palacongressi

Furono fra i beni di Isotta degli Atti e di altri nobili riminesi

L’ultima pubblicazione di Oreste Delucca - “I poderi della Ghirlandetta a Rimini, dai Malatesta ai fratelli Davide e Luigi Fabbri” - ha permesso di far luce su un’area, in parte occupata dalla Fornace Fabbri nel XIX secolo, poi dalla vecchia fiera ed ora dal nuovo palacongressi.

Fin dal XV secolo il nome Ghirlandetta è stato utilizzato per indicare alternativamente un fondo, una strada, un nucleo di poderi. Dallo studio delle fonti è possibile concludere che fosse localizzata tra la Polverara (via Covignano) e l’Ausa. Una zona particolarmente ambita, sia per la vicinanza alle mura cittadine, sia per la presenza di colture intensive tra cui vigneti, orti e frutteti, anche se non mancavano aree più selvagge, in particolare presso l’Ausa, dove prevaleva la vegetazione spontanea e una di queste fu definita non a caso “tana de la volpe”.

In un documento del 27 luglio 1452, si attesta che Isotta degli Atti, non ancora moglie ma già pubblica amante di Sigismondo Pandolfo Malatesta, acquistò per 250 lire un podere di sei tornature comprendente terra arativa, vigna e canneto, con casa in muratura e tetto di coppi, il tutto posto in territorio di Sant’Andrea e fondo Gloriette. E’ probabile che tale fondo coincidesse con la Ghirlandetta o almeno che si trovasse nelle immediate vicinanze. Isotta, così come altri abbienti riminesi, era dunque molto interessata a questa zona, tanto più per il suo frequente risiedere nelle vicine Case Rosse, antica proprietà dei Malatesta, che si trovavano accanto alla Porta Montanara. In un altro documento, datato 21 maggio 1471, Pietro de Gennari, consigliere malatestiano già al servizio di Sigismondo Pandolfo Malatesta, aveva promesso di vendere a Isotta otto tornature di terra arativa posta nel fondo Ghirlandette.  Sappiamo, inoltre, che Isotta successivamente costruì una casa colonica in muratura e a pian terreno, con un portico a copertura di coppi aperto verso l’Ausa.

La Ghirlandetta fu poi di diversi proprietari, mantenendo sempre la stessa denominazione fin quasi ai giorni nostri: furono, fra gli altri, Pandolfaccio Malatesta, i Frati Minimi (o Paolotti), i Gambalunga, i c onti Petrangolini, i Bilancioni.

Nel 1504, mentre Rimini era sotto il dominio della repubblica Veneta, il governatore Domenico Malipiero tra i beni appartenuti ai Malatesti menzionò “la possessione de la Gerlandeta, lontano da Arimino miglia 1”, da cui si ricavavano 30 ducati all’anno dal vino e dalla frutta.

La Ghirlandetta non compare nel “Catasto Calindri” del 1774, ma è nominata nel catasto Napoleonico del 1811, collocandola esattamente tra la via per San Marino e il vecchio corso dell’Ausa, partendo dall’area poi occupata dalla Fornace Fabbri fino al fondo Pomposo. La denominazione si trova inoltre nelle mappe del 1888, nellle planimetrie del 1900, mentre le carte poderali la menzioneranno fino al 1927.

Fonte:

Oreste Delucca, “I poderi della Ghirlandetta a Rimini, dai Malatesta ai fratelli Davide e Luigi Fabbri”

 

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