Pullman con lettiga o tram chiamato desiderio?
Politica e trasporti
Torpedoni morcianesi sia per Prodi che per Guazzaloca
I capi corrente hanno dunque costretto Veltroni alla resa agitandogli contro il “lodo Crozza” sul suo presunto indecisionismo. Si toccherà presto con mano come il tanto irriso ma anche, coniato dal geniale comico genovese, altro non sia che l'attitudine ad operare “sintesi aperte”, provvidenziale in un partito “in divenire”, che cresce se si sintonizza con le mille contraddizioni di una società complessa e depressa. Si capirà pure che il ma anche è casomai una fuga in avanti rispetto all'immobilistico non ancora generato dall'incrociarsi dei veti correntizi.
Fra i più intransigenti accusatori di Veltroni, si segnalano due figure il cui pensiero politico arricchisce in egual misura il Partito Democratico: Alba Parietti e Arturo Parisi. La prima lo ha sgridato perché «fa parte della sinistra salottiera» (e lei se ne intende, essendo proprietaria per usucapione di uno dei bamboleggianti sofà di Porta a Porta). Il secondo gli ha urlato sui giornale che non si distrugge così un partito. Dopodiché si è candidato a segretario, sia per fargli vedere come si fa, sia per dare un taglio al fastidioso imbarazzo di dover continuamente chiarire che lui non è Heather Parisi, con cui spesso lo scambia chi lo senta parlare di politica; ma è il Parisi braccio destro di Prodi: una qualifica che però condivide con tanti, compreso l'oriundo morcianese Gianni Pecci.
La fortuna di quest'ultimo risale agli anni delle Superiori, quando a forza di percorrere ogni giorno la tratta Morciano-Rimini della Sapum, finì per acquisire una sorta di dipendenza da pullman. Così, quando nel '96 Prodi chiese ai suoi “bocia” chi volesse prenotargli un pullman per quel famoso viaggio attraverso l'Italia, non poté fare a meno di offrirsi. Nel racconto di certa creduloneria giornalistica, la cosa poi lievitò fino a farlo diventare “l'inventore” del pullman dell'Ulivo.
Ma con l'avanzare degli anni è buona norma ridurre le proprie ambizioni; così oggi Pecci, da prodiano in aspettativa si accontenta di fornire un pullman («con lettiga per riposare») al prossimo girovagare del candidato Guazzaloca entro le mura di Bologna. «Ogni uomo ha la sua storia e il suo pullman», è il pensoso commento di Pecci alla sua nuova impresa da tour operator elettorale.
A tale concezione filosofico-trasportistica è da preferire quella recentemente proposta da Sergio De Sio, secondo cui anche il rapporto uomo-politica è motivato dal desiderio. La sua -lo dico seriamente- è una riflessione etico-politica stimolante, che però si presta a due obiezioni maliziose.
La prima: dice l'esponente ciellino che «il desiderio rende protagonista anche l'ultimo degli uomini»; fa poi seguire un elenco di potenziali desideri (il pane, il lavoro, ecc) che si conclude con un ammiccante «e perché no, anche la donna». Ma qui subentra la reticenza, perché non chiarisce se sia da intendere anche...la donna d'altri. La seconda: come è noto, esiste pure “un tram che si chiama desiderio”, ma De Sio non lo cita. Teme forse che alla parola “tram” Pizzolante si abbandoni alla solita crisi isterica?
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