I Templari di Rimini

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 11 feb 2009
di Luca Vici

San Michelino in foro

Solo in Romagna furono assolti dalle accuse, ma persero lo stesso i loro beni

San Michelino in Foro: per i più, solo il nome della stradina che collega le vie Mentana e IV Novembre immediatamente a mare di piazza Tre Martiri. Le poche vestigia dell’edificio religioso sono infatti inglobate da costruzioni moderne e visibili solo entrando nel cortile del condominio di via IV Novembre al numero civico 22.

La chiesa era del V secolo, sicuramente fra i primi luoghi cristiani entro le mura di Rimini; a pianta greca con cupola, doveva somigliare a certi edifici ravennati di quel periodo, come il mausoleo di Galla Placidia e le scomparse chiese riminesi di Sant’Andrea e San Gregorio.

L’intitolazione a San Michele rimanda ai Bizantini (come per la pieve santarcangiolese di San Michele in Acerboli), presso i quali l’Arcangelo è l’Archistratega, Principe delle Milizie Celesti, cui si rivolgevano dunque in primo luogo i soldati; e Rimini fu un loro importante presidio militare. Ma anche i Longobardi lo venerarono a tal punto da sceglierlo come patrono e raffigurarlo nelle loro bandiere. La denominazione “in foro” si deve al fatto che la chiesa si affacciava sull’antico foro romano (piazza Tre Martiri), solo nel XVI secolo ridotto con la costruzione dell’isolato della torre dell’orologio.

I primi documenti riguardanti San Michelino non risalgono oltre il XII secolo, quando divenne proprietà dei Cavalieri del Tempio; tale restò fino alla soppressione dell’ordine, nel 1312. I Templari si insediarono a Rimini appunto alla fine del XII secolo; la loro “magione” era negli edifici circostanti la chiesa. Vi facevano capo diverse proprietà, fra cui una casa in contrada San Bartolomeo, forse la chiesa e ospitale di San Michele all’Agina di Misano, l’ospitale dei SS. Simone e Giuda a Budrio di Savignano. Nel 1311 anche i Templari di Rimini furono processati ed i loro beni pignorati, compresa San Michelino e le sue suppellettili sacre. Le commissioni inquisitorie, che l’arcivescovo di Ravenna Rinaldo da Concorezzo affidò ai Frati Minori, assolsero però i Templari dalle accuse condannando al contempo l’uso della tortura per estorcere confessioni: fu un caso unico nella drammatica persecuzione scatenata da Filippo il Bello. Tuttavia anche i beni dei Templari romagnoli passarono all’ordine di San Giovanni Evangelista, poi dei Cavalieri di Malta.

Nel 1786 il terremoto provocò all’edificio danni per 510 scudi; i lavori di restauro durarono due anni.

All’inizio del XIX secolo la chiesa fu oggetto di studio per diversi ricercatori; tra questi, Seroux d’Agincourt inserì la sua pianta nella sua Storia dell’arte come uno dei più antichi esempi di croce latina: lo studioso fu ingannato dall’allungamento della navata centrale avvenuta successivamente al V secolo.

La chiesa fu sconsacrata nel 1809 insieme ad altre 13 e venduta a privati, che prima la convertirono a granaio e poi a magazzino per il vino.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č