Spiegateci il marted́

RIMINI - Notizie opinioni - mer 11 feb 2009
di Lia Celi

an>Chiusure infrasettimanali

A Milano i negozi riposano il lunedì, a Roma il mercoledì, a Trento e Bolzano il sabato: perché?

Ogni tanto faccio un incubo fantozziano. Sono una turista fanatica dello shopping che può trascorrere solo mezza giornata a Rimini ma - disgraziatamente - è un martedì pomeriggio. Mi aggiro fra due ali di saracinesche chiuse, salvo i negozi in franchising e i supermercati uguali dappertutto. Tutte quelle deliziose buticchine di cui mi hanno parlato le mie amiche sono sbarrate. Off limits la famosa gelateria, il fantastico negozio di casalinghi e la pizzicheria segnalata dai gourmet. Per fortuna sono aperte le farmacie, così se ho bisogno di un antidepressivo so dove trovarlo. Poi, per fortuna, mi sveglio, e mi congratulo con me stessa per non aver collocato il mio sogno vent'anni fa, quando il martedì pomeriggio la serrata era pressoché totale, e se uscivi di casa ti ritrovavi nel bel mezzo del famoso primo episodio di «Ai confini della realtà», quello della città deserta dove l'unica traccia di vita è il cigolio di un'altalena vuota. Ma anche se abito a Rimini da anni, e oggi i martedì pomeriggio sembrano Las Vegas rispetto a quelli di una volta, la domanda continua a girarmi in testa: perché proprio il martedì? Il giorno di riposo settimanale è un indizio della personalità nascosta di una città. A Milano è il lunedì mattina: i meneghini hanno bisogno di una mezza giornata per smaltire gli eccessi del weekend. I romani a metà settimana si sono già rotti le scatole, e fanno pausa il mercoledì pomeriggio. A Trento e Bolzano la chiusura scatta il sabato pomeriggio, alla tedesca, e non sai se è perché da quelle parti tutti vanno in montagna per il weekend, o se tutti vanno in montagna per il weekend perché in città non c'è un negozio aperto. A Napoli ognuno fa quel che gli pare, e non poteva essere altrimenti. Ma il buy-nothing-Tuesday riminese è indecifrabile. Una scheggia impazzita, forse un unicum in tutta Italia. Non se ne capisce il senso all'interno della routine settimanale. Per l'alieno, ma anche per l'indigeno, è un mistero, faticoso da accettare. Anche perché, appena hai incamerato la nozione che il martedì pomeriggio è il giorno meno indicato per le compere in centro, scopri che in certe strade e per certe tipologie di negozio il giorno più a rischio è il giovedì. Quando ero più giovane e spendacciona sognavo orari continuati sette giorni su sette. Ma con l'età e con la crisi mi viene quasi da ringraziare l'attaccamento dei piccoli esercenti riminesi ai tradizionali giorni di chiusura e la loro ostinazione nel rispettare le feste comandate. Ci riabituano al controllo dell'impulso consumista, che pretende la soddisfazione immediata del desiderio. Un po' come fanno le mamme quando i bambini strepitano per avere un giocattolo nuovo: «Adesso no, amore, lo compriamo domani». Poi i bimbi tornano a casa e si scordano il capriccio. I nostri negozianti potrebbero appendere sulla saracinesca abbassata il cartello «Questo esercizio aderisce alla campagna per la prevenzione dello shopping compulsivo». Diventerebbero un esempio per il mondo. http://www.liaceli.com/

 

 

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