Quando inizia la morte?
Eluana e il Padreterno
Piccoli ricordi di catechismo
Non sono un teologo, ma sono andato a catechismo da piccolo. Ho imparato che siamo composti di anima e corpo. Il corpo è mortale, l'anima è immortale. Quando moriamo, l'anima si separa dal corpo e viene giudicata da Dio.
Finché l'anima è nel corpo, siamo vivi; quando l'anima non c'è più, siamo morti e il corpo è privo di valore spirituale. I morti non hanno anima e i vivi hanno l'anima. La religione cattolica non distingue tra vivi di diverso tipo, cioè razze e caratteristiche diverse: un premio Nobel ha l'anima così come una persona diversamente abile mentalmente. Quelli che Gesù chiama “poveri in spirito” (Matteo, II, 3), spesso identificati proprio con i diversamente abili mentalmente, o comunque persone diciamo poco brillanti, sono invece dichiarati beati “perché di essi è il regno dei cieli”.
Per molti secoli non ci furono discussioni su chi avesse l'anima o meno. I morti non l'avevano più, nel senso che erano solo corruttibile carne. I vivi l'avevano sempre. Dante Alighieri, nel XXXIII canto dell'inferno, racconta di un frate faentino, Alberigo, che aveva fatto uccidere due parenti che aveva invitato a cena. L'Alighieri lo riteneva un tale mostro di malvagità che voleva metterlo nel profondo dell'inferno. Ma frate Alberigo, quando Dante scriveva, era vivo. Allora il Sommo Poeta s'inventò che, in taluni casi di particolare abiezione, Iddio poteva cacciare l'anima all'inferno e porre un demone dentro il corpo mortale. Spunto meraviglioso per un horror da brividi, ma che non fu approvato da alcuni teologi. Infatti, qualsiasi essere umano, anche il più abietto, ha il diritto in vita di redimersi. Insomma, tutti i vivi hanno l'anima.
Eppure, Gesù resuscita Lazzaro, nonostante il suo corpo porti i segni della corruzione tipici della carne senz'anima: «Disse Gesù: “Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni".» (Giovanni XI, 39).
L'anima di Lazzaro era uscita dal corpo? O vi era rimasta inerte ad attendere il miracolo di Cristo? Non importa quale sia stato il procedimento: Gesù è Dio, e quindi può risolvere il problema nel modo che vuole.
Detto questo, in genere in passato si capiva bene quando uno era morto. Ce n'erano di casi di persone credute morte e tornate a vivere, ma in quel caso non vi era dubbio che l'anima era nel corpo, e si vedeva che c'era. Se qualcuno dichiarato morto riprendeva a respirare e a fare le cose che fanno i vivi, i preti se ne rallegravano. I parenti non sempre. Ma il prete non si assumeva la responsabilità di dichiarare qualcuno vivo o morto. L'estrema unzione, infatti, si impartisce ai vivi, tanto che la vera denominazione è 'unzione degli inferm'i o 'dei malati'. La dichiarazione del decesso spettava al dottore. Il prete, dopo, seppelliva il morto.
In questa scelta vi era molto buon senso. Proprio perché si tratta in alcuni di casi di una scommessa molto difficile, la Chiesa non si assumeva il rischio. Certo, finché il vivo era cosciente, un podere al convento poteva lasciarlo, ma uno che è come morto, a che pro dire che è vivo o che è morto?
Quindi, non esiste nella teologia cattolica un procedimento per dichiarare la dipartita dell'anima, a differenza, per esempio, del buddismo tibetano, in cui il Libro dei Morti serve proprio ad accompagnare l'anima da un corpo a una nuova incarnazione.
Così si lasciava al Padre Eterno uno dei compiti che non gli si possono sottrarre, e molto terrenamente si evitava di impelagarsi nella complicata questione di dire se e quando in un corpo c'è l'anima.
Infatti, se la teologia cattolica dovesse abbandonare il principio per il quale se c'è l'anima siamo ad immagine di Dio, e se non c'è siamo solo miserabile carne per i lombrichi, l'edificio della religione cadrebbe a pezzi. Ma doverlo decidere è oltremodo complicato e spesso imbarazzante.
Pensate solo se una questione del genere si ponesse per il Papa! Proprio per questo Karol Woytila, cosciente fino in fondo della sua altissima responsabilità, chiese quando ancora era cosciente che non fosse fatto nulla per prolungare in modo artificiale la sua vita corporea.
Ora, dopo 2008 anni, nelle alte sfere del Vaticano hanno deciso di assumersi il compito che molto opportunamente avevano delegato ai medici anche quando la medicina era assai meno agguerrita di ora. E' difficile capire con quali vantaggi e con quali basi teologiche.
Non sarà certo un ex giovane catecumeno a poter dirimere queste alte questioni, ma qualche dubbio alberga nella mia animuccia. O ghiandola pineale.
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