Il Naufragio della “Bruna” di Fosco Rocchetta
Un libro che ricorda la tragedia
Un’epoca in cui il mare era poco generoso e spesso crudele
Ottanta anni fa, il 17 gennaio del 1929 una delle più belle imbarcazioni da pesca della nostra costa, la “Bruna”, l’ammiraglia della flotta peschereccia di Riccione, in una notte di fortunale affondava trascinando con sé cinque vite nel fiore degli anni, il comandante e quattro marinai. Per Riccione fu la più grave tragedia della sua marineria. Il trabacolo fu individuato sei mesi dopo e poi recuperato con i corpi dei marinai:

il capobarca Secondo Tomassini (Pirulèin), Paolo Ceccarelli, motorista, Giulio Gennari, Roberto Pronti, Ubaldo Righetti. La “Bruna” fu poi riparata e continuò la sua pesca. Ora è a Fano in via di disfacimento così grave che non vi è più il tempo per un suo recupero.
Non fu la sola disgrazia di quella note di mare da “Golfata” il peggiore di tutti. La giornata era cominciata con un buon vento, ma nella notte il
fortunale fece strage di barche e di vite.
All’inizio del secolo passato, a Riccione come in molte altre cittadine della costa, vi era un’economia prevalentemente di terra e di mare. Il turismo era ai primi passi e ancora nessuno prevedeva il suo futuro sviluppo. Nel mare si lavorava, si ricavava il sostentamento per la famiglia ed anche la possibilità di costruirsi la casa, di sposarsi, di mettere su famiglia. La tragedia colpì profondamente la Perla, tuttora è ancora vivo il ricordo impresso nella memoria dei
parenti e nelle lapidi della città. Riccione per l’occasione dell’ottantesimo anniversario ha stampato a cura di Franco Rocchetta un libro che ricorda la tragedia. All’interno sono riportate testimonianze dei parenti e cronache dell’epoca. Il libro è corredato da belle fotografie della “Bruna”, del suo equipaggio in vita e dei loro funerali a cui partecipò tutta Riccione. Il libro parla di un’epoca che non c’è più, ma che fa parte di una storia, dell’anima della Perla Verde.
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