RIMINI Grandi attori e piccolo schermo

RIMINI - Notizie Cultura e Teatro - mer 19 nov 2008
di Lorella Barlaam
[{Lunetta Savino a Cattolica con “Casa di bambola” di Ibsen e Leo Gullotta a San Marino con “Il piacere dell’onestà” di Pirandello} Quando il teatro porta in scena interpreti televisivi perché veri artisti e quando solo per richiamare pubblico] “Doveva passare per i pacchi televisivi per raggiungere la celebrità. Ora Flavio Insinna può tornare al suo primo amore: il teatro.” Lunetta Savino: “Vengo da vent'anni di teatro, è un bisogno quasi fisico. E’ la mia passione principale, una boccata d'aria fresca.” E ancora: “Il lavoro di Leo Gullotta spazia senza stress dalla pedana del Bagaglino al palcoscenico. L’anno scorso, con ‘L’uomo, la bestia e la virtù’ ha fatto il giro d’Italia con un’impressionante affluenza di spettatori». Basta un giro su Google. Il 20 e 21 novembre al Teatro della Regina di Cattolica va in scena “L’altra Nora”, da “Casa di bambola” di Ibsen. Lo spettacolo è già sold out. Sarà perché, come da scheda tecnica, è “L’altra Nora (quella vera)”? O perché Lunetta Savino viene da blasonati studi alla Scuola di Teatro Galante Garrone, da una laurea a pieni voti del Dams (nonché da un passato da Medea e lady Machbet)? O non sarà magari per guardare da vicino la Cettina di “Un medico in famiglia”? E poi: martedì 2 dicembre al Teatro Nuovo di Dogana Leo Gullotta presenta “Il piacere dell’onestà” di Pirandello. Gullotta ha fatto la sua gavetta in teatro dagli anni ’60, con attori del calibro di Salvo Randone e Turi Ferro. E’ un attore di cinema da David di Donatello, che prosegue la nobile stirpe dei bravi caratteristi che facevano la ricchezza del cinema italiano di una volta. Ma è anche in forza al “Bagaglino”, seguitissimo cabaret televisivo. Nel pirandelliano gioco delle parti tra i Gullotta, qual è quello che calamita il pubblico? Ce lo chiediamo a ogni inizio di stagione teatrale, quando nei programmi spuntano spettacoli cuciti addosso a personaggi che hanno raggiunto la notorietà attraverso la televisione. E il solito carrozzone di comici dal piccolo schermo sbarca sui palchi. Business is business. Il teatro è basato sulla relazione, sull’hic et nunc, sulle energie che si scambiano nel momento della rappresentazione tra pubblico e attore. Il teatro è un incontro. “Possiamo prendere uno spazio vuoto qualsiasi e decidere che è un palcoscenico spoglio: un uomo lo attraversa e un altro osserva… Ciò è sufficiente a dare luogo ad un’azione teatrale”. Così Peter Brook nel suo “Lo spazio vuoto”, in cui fin dal titolo la vertigine si rovesciava nell’ossimoro di una potenzialità totale. Con l’invenzione della fotografia e del cinema la riproducibilità del visibile ha attinto a una dimensione nuova. Come ci ha insegnato Walter Benjamin, nella riproduzione viene a mancare un elemento fondamentale dell’opera d’arte, la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova. L’aura. Per i personaggi televisivi sembra essere il contrario: il solo fatto di apparire sullo schermo basta a creare un’aura. La domanda che dobbiamo farci, allora, è cosa cerchi il pubblico in personaggi che nascono nel teatro, diventano famosi con la televisione e tornano al teatro. Quale hic et nunc? Quello della dimensione teatrale condivisa o quello della presenza qui ed ora del personaggio televisivo, della sua aura? Viene il dubbio che i teatri si riempiano perché il pubblico, non potendo neppure aspirare ai quindici minuti di fama teorizzati da Wahrol, si accontenti di stare nello stesso luogo per un’ora con qualcuno che famoso lo è diventato per davvero. Magari aprendo e chiudendo pacchi.

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