Le primarie? Per qualcuno sono...secondarie
Fra mal di pancia e mal di testa
C’è anche chi dice: siccome hanno votato in tanti non servono a nulla
All'indomani delle recenti primarie del PD, mi ha colpito la lezione di stile del Sindaco di Misano, Antonio Magnani, che pur non nascondendo un'amara delusione, ha preso atto della sconfitta con grande dignità. Altri, invece, si attardano ad accusare chi li ha battuti di aver ricevuto voti anche da persone politicamente distanti. A prescindere dalla quantità, pure gli sconfitti hanno beneficiato di simili adesioni: le regole lo permettevano, anzi lo favorivano, trattandosi di primarie aperte a tutti, senza un predefinito elenco di potenziali elettori. Non è dunque un tantino fuori luogo sollevare “ex post” obiezioni di principio?
Certo, in futuro tale questione andrà meglio definita, insieme ad altre due: impedire forzature interpretative a livello locale; sancire che il diritto-dovere dei sindaci uscenti a completare il loro mandato con una seconda designazione possa metterlo in discussione solo una ragione grave e motivata, non già la raccolta di poche decine di firme.
Ciò premesso, le primarie del PD hanno però segnato un bel successo di partecipazione in quasi in tutti i Comuni. Il che ha fatto prontamente scattare un... omaggio a Fedro in casa PDL; con le primarie nel ruolo dell'uva e Miserocchi in quello non propriamente riuscito della volpe, a dichiarare che a loro non piacciono, per cui non le fanno.
Se Miserocchi è il turbo, Lombardi è il “diesel della libertà”, che ha avuto bisogno di due giorni per poter aggiungere qualche sua frase a casaccio, tipo: «Le primarie condizionano la candidatura, non mi sembrano uno strumento democratico(...) Il nome di Pizzolante ci è stato sollecitato da importanti fette della società civile».
Che la candidatura Pizzolante nasca da un “assemblaggio di fette”, è già un passo avanti per il nascituro “partito della libertà”; il cui tasso di democrazia interna è ben testimoniato dall'intervista di una esponente di Santarcangelo: «Stiamo aspettando direttive dall'alto»; e più ancora dalla figuraccia del povero Sen. Bettamio, il cui annuncio in pompa magna della candidatura di Cazzola a Bologna gli ha procurato un cazziatone da Berlusconi, che l'ha costretto ad una ritrattazione alla Fracchia: «Per carità! È lui che dà i tempi a me, non viceversa».
Alla fine si è però capito che “la fetta” che candida Pizzolante è una sola: lui stesso, che tolta la spoletta al suo pensiero ha minacciato: «Se decido di candidarmi mi candido. Non ci sono Zilli né primarie che tengano».
Al che, come morso dalla tarantola, Berselli gli ha ingiunto: «Simili provocazioni cessino all'istante!»; guadagnandosi la replica, come al solito fine, della forzista riccionese Mulazzani: «Berselli eviti di aprir bocca per dare aria alle tonsille».
Ma Pizzolante fa rima con scodinzolante; per cui, dal suo chiosco online Lugaresi non poteva fargli mancare un'entusiastica adesione, imperniata su di una trentennale “nevrosi dialettica” da bar sport della politica, continuamente alla ricerca di qualcuno da adulare e di qualcun altro da insultare. Va capito: ha fatto la riserva di lusso in squadroni quali PCI e DS; oggi si accontenterebbe di trovar posto su qualche panchina di centrodestra.
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