RIMINI Via Mentana finalmente senza ruderi

RIMINI - Notizie Zenta ad Zìtà - mer 28 mag 2008
di Claudio Costantini
[{L’edificio era stato distrutto dai bombardamenti} Fra qualche settimana al via i lavori di recupero di quel che resta del Palazzo Bianchelli] Percorrendo via Mentana da piazza Tre Martiri verso piazza Teatini sulla destra dopo circa una trentina di metri, se si sta attenti, si può veder una colonna, un cantonale in bugnato e subito dopo un muro cadente. Girando poi in via Tempio Malatestiano sempre sulla destra, incastonata in un moderno muro perimetrale, se ne vede un’altro del tutto identico al primo. Questi cantonali indicano il perimetro di un edificio del ‘600 conosciuto come palazzo Bianchelli. Secondo la ricostruzione fatta da Arnaldo Pedrazzi nel suo bel libro “la Rimini che c’è ancora” (edizioni Panozzo), l’origine del casato che porta questo nome risale a prima del 1200. Vi è una prima menzione ufficiale nel 1346, essendo due suoi componenti consiglieri del Comune. Famiglia fedele ai Malatesta, aveva una solida tradizione nel cambio delle valute, nel banco dei pegni e nel trasferimento di denaro. Del palazzo invece si ha traccia in un atto del 1696, che lo indica come già esistente. L’edificio era di tre piani con settantaquattro vani ed era “fornito di buone pitture e quadrature a fresco...”. Il terremoto del 1786 danneggia seriamente il palazzo, così come accade con il sisma del 1916 quando l’edificio è già di proprietà dell’Opera Pia Ceccarini di Riccione. Fu poi venduto, siamo intorno al 1940, a Benilde Bacchilega e Franco Cottinelli. In un secondo momento, ma siamo già ai giorni nostri, viene frazionato in nove proprietà. I bombardamenti della seconda guerra mondiale ne distrussero una buona parte, come si può vedere dalla drammatiche immagini del tempo. Poi la ricostruzione; ma in quegli anni, non si andava tanto per il sottile. Metà dell’edificio, la parte che faceva angolo fra via Tempio Malatestiano e Via Mentana, riapparve nel 1947 in perfetto “stile dopoguerra”, aumentando i piani da tre a quattro e concedendo poco o nulla al recupero filologico. L’altra parte, come si può vedere anche oggi, rimase a degradarsi anno dopo anno con il crollo di soffitti e scaloni. Qualche tempo fa dovettero intervenire i vigili urbani che fecero puntellare un grande muro pericolante. Eppure un progetto di recupero e restauro c’era fin dal 1992, ma per vicende giudiziarie non è mai decollato. Questo anno sembra quello buono per il palazzo Bianchelli, citato anche come Guelfi o Ghelfi. I lavori, ci assicurano, inizieranno al massimo fra due mesi, si sta facendo la gara d’appalto. L’architetto Vittorio Morri, che ha elaborato il progetto della ricostruzione, si ripropone di “effettuare un intervento secondo la restituzione della memoria” . Questa volta saranno rispettai i vincoli per il restauro di edifici storici e forse si potrà rivedere, almeno in parte, l’aspetto del vecchio palazzo e la via ne acquisterà senz’altro in eleganza.

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