RIMINI Evviva le maestrine della penna rossa

RIMINI - Notizie Attualità - mer 11 giu 2008
di Lia Celi
[{Pensierini di fine scuola} Solo grazie a loro si crea la magia di un bambino che impara] E' rimbalzata sui giornali la vicenda della quarta elementare romana che si è rivolta a Napolitano per non perdere la bravissima maestra che li seguiva dalla prima elementare e che, giunta ai settant'anni, stava per andare in pensione. Il fatto ha ispirato ad alcuni opinionisti commoventi panegirici per la figura della maestra vecchio stile, il generoso e instancabile angelo della lavagna che insegnava a leggere, scrivere, far di conto e rispettare le regole del vivere civile. Difficile reprimere qualche riflessione biliosa alla Vittorio Feltri, osservando che quegli opinionisti appartengono alla generazione che pochi decenni fa avrebbe impiumato tutte quelle buone vecchie maestre; ma si sa come vanno le cose, incendiari a vent'anni, pompieri a sessanta. A settant'anni, però, si è tutti vecchietti, più o meno delicati. Un giorno la nostra incolumità dipenderà anche da come si comporteranno i bambini che oggi vanno a scuola; da loro, per inciso, dipenderà anche la nostra futura pensione. Dunque, conviene anche a chi non ha figli che ci siano maestre in gamba, in grado di formare esseri socievoli, beneducati, sensibili e abituati all'impegno. Forse hanno una maestra vecchio stampo le tre ragazzine che ho visto studiare a memoria «L'aquilone» di Pascoli nello spogliatoio di una scuola di danza riminese. La ripetevano e ridevano, divertite e un po' sconcertate da quella lingua così italiana, e allo stesso tempo oscura come una lingua straniera. E anche noi genitori, all'improvviso, abbiamo sentito nell'aria «qualcosa di nuovo, anzi, d'antico», e soprattutto di diverso dal solito odore di scarpe da ginnastica appena tolte e dal brusio di chiacchiere banali. Uno a uno, ci siamo messi ad ascoltare in silenzio le bambine, chiuse nei versi di Pascoli e nelle loro risate come in un bozzolo invisibile che le rendeva complici e le faceva sentire importanti, speciali, magiche. E a ragione, perché non c'è niente di più importante, speciale e magico di un bambino che impara. Se impara qualcosa di bello, meglio ancora. Teniamocele buone, le maestre, ringraziamole per il loro lavoro, e accendiamo dei ceri perché ci siano sempre giovani donne (sarebbe bello anche ci fossero anche giovani uomini) così idealiste e poco venali da scegliere il mestiere di insegnare ai nostri bambini a leggere, scrivere, far di conto e studiare le poesie. Sono pensierini che costano poco, alla fine dell'anno scolastico, quando noi genitori affrontiamo sgomenti la prospettiva di tre mesi e mezzo senza maestre. Tre mesi in cui dovremo fare i salti mortali (anche economicamente parlando) per aiutare i nostri figli a riempire in modo non insensato la voragine di giorni che li separa da settembre. Per riempire un pomeriggio sotto l'ombrellone, imparare (o ripassare) insieme «L'aquilone» può essere un'idea. Il testo si trova anche su Internet.

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