RIMINI Se la conoscenza attraversa la musica e l’arte

RIMINI - Notizie Cultura e Teatro - mer 11 giu 2008
di Claudio Costantini
[{“Balcanica”, da un progetto ad un libro} Le due rive dell’Adriatico imparano (di nuovo) a comprendersi] Appena si pronuncia la parola Balcani la mente va inesorabilmente, come per riflesso condizionato, alla cronaca, ai libri di storia, a Gavrilo Princip, ai conflitti interetnici. Attraverso questi canali di comunicazione difficilmente si può conoscere, se non superficialmente, popoli, culture, luoghi. Si ricorre troppo spesso a semplificazioni che come ci avverte Vittorio D’Augusta, curatore insieme a Iole di Gregorio del libro “Balcanica” edizioni di Diabasis, “tendono a condensare la ricchezza e la complessità nella sintesi di poche immagini/simbolo”. I Balcani hanno bisogno di mantenere la loro complessità per essere capiti e così poter attingere a linfe culturali di cui l’Europa ha estremamente bisogno. Per liberarsi di una certa omologazione delle arti presente in occidente che frena i cambiamenti, le sperimentazioni e la ricerca. Il libro riesce a mantenere la complessità propria di quest’area esaltandola attraverso i contributi di autori diversi per formazione e linguaggio. Iole Di Gregorio con un saggio sulla musica ne delinea una storia che passa attraverso i paesi della regione, le religioni, le tradizioni e le influenze delle potenze dominanti. Nicola Statiti parla degli zingari come mediatori di cultura musicale offrendo splendidi scatti, fotografie in bianco e nero, immagini colte nel vivo degli avvenimenti. Ennio Grassi parla dello spaesamento, lo scrivere in una lingua diversa della propria. Cesare Padovani ci parla del mito in fuga verso l’occidente. E nelle sue mani il mito diviene attuale, un mezzo per capire le migrazioni del passato e quelle del presente verso l’occidente. Bello leggere il dialogo fra Giasone e Medea, parole che molti migranti di ogni epoca hanno pronunciato. Fabio Fiori affronta l’appartenenza, quella catalizzata dall’Adriatico: “un mare che unisce due coste abitate da popoli diversi, (...) capace di rimescolare esperienze (...) ‘una pianura liquida’ in cui sperimentare una reciproca conoscenza”. Alessandro Giovanardi mette a confronto, mostrandoci le riproduzioni, le icone della madonna con bambino di pittori bizantino-balcanici con la scuola del trecento riminese. La relazione è molto suggestiva e le somiglianze sono impressionanti. Il libro si chiude con le opere degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Ravenna esposte in una precedente mostra. La pubblicazione realizzata dal comune di Ravenna, l’Accademia delle Belle arti e l’Istituto di Studi Musicali “G. Verdi” riassume il senso del progetto “Balcanica” nato nel 2002: “un coinvolgimento conoscitivo” attraverso l’arte e la musica.

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