Il Natale di Andrea

Rimini - Notizie primo piano - mer 03 dic 2008
di Stefano Cicchetti

Dopo il rogo della Colonnella
Quando le parole di un Vescovo valgono più di mille prediche


Il prossimo Natale quattro famiglie di Rimini dovranno di nuovo guardarsi negli occhi e di nuovo chiedersi perché. Quattro ragazzi malediranno se stessi e la più maledetta delle notti. Un uomo dalle carni straziate sarà meno solo, lui che in cambio della solitudine aveva voluto rinunciare a tutto. Tanta gente, alle prese con un Natale difficile, incrociando un poveraccio sul marciapiede ripenserà al rogo della Colonnella, rabbrividendo di orrore e di pietà.
Perché qui da noi, fra persone di carne, ossa e anima, il Natale del 2008 resterà quello di Andrea Severi.
Solo nel mondo dove la fantasia è davvero al potere, nella messa in scena dei talk-show e dei telegiornali, nell'oggetto che contempliamo per la maggior parte della nostra vita, sarà un Natale qualsiasi. Forse appena un pò meno sgargiante, visti i tempi che corrono, ma certamente con gli stessi colori della Coca-Cola. La stessa bontà in scatola, sincera come le promesse di una crema antirughe. Le stesse belle prediche di chi razzola malissimo, di chi si erge sul pulpito senza vergogna e senza misericordia, di chi ha la sispota per tutto e per tutti, a eccezione di chi avrebbe bisogno di essere ascoltato.
Ma per fortuna i riflettori sono già altrove, attratti dalle cento, mille altre storie che quotidianamente si devono disputare il massimo share attraverso il minimo di umana comprensione. Ormai il tritacarne ha già lavorato, le croci sono state gettate sulle spalle; perfino su quelle della vittima, sulla quale qualcuno - qui, a Rimini - ha trovato il coraggio di scrivere: "Viene fuori solo a molti giorni dal fattaccio che questa persona alzava le mani. Non era solo quell'agnellino indifeso che è stato subito descritto". Il che, si suppone, deve servire a meglio comprendere il concatenarsi dei fatti: chi alza le mani e non è un agnellino, si deve ben aspettare che un bel giorno qualcuno gli dia fuoco.
Ma le voci non sono state solo queste. C'è chi ha saputo tacere, come chi ha saputo come parlare. E fra tante prediche di improbabili catechisti, andrebbe notata la strada del tutto diversa scelta da chi sul pulpito ci va ogni giorno e per vocazione. Il Vescovo di Rimini, per esempio, non ha fatto prediche e non ha pronunciato condanne.
Il 26 novembre Monsignor Francesco Lambiasi ha scritto: "Spero di incontrare i genitori, per condividerne l'angoscia e lo smarrimento e trovare insieme ragioni di speranza e di impegno<<....>>. Vorrei soprattutto incontrare tanti giovani e rivolgermi ad ognuno di loro. Lo farò il 13 dicembre a Rimini per l'appuntamento della 'Luce nella notte' e in tanti altri luoghi della Diocesi. Desidero riflettere assieme a loro sul bene prezioso della nostra persona e di ogni persona, prima di tutto di quelle con le quali la vita è stata amara.
Vorrei in particolare incontrare i tanti giovani che si stanno impegnando nello studio e nel lavoro, in un cammino di fede e a servizio degli altri<<....>>. Vorrei infine incontrare Andrea, ristabilito. Rinnovargli la nostra amicizia e solidarietà. Potergli dire che la sua sofferenza non è stata inutile, ma ha portato tutti noi a riflettere e ad impegnarci".
Nessun indice puntato, ma le mani tese ad accogliere ciascuno. Niente giustificazioni gratuite, ma niente disperazione. Nient'altro che totale disponibilità. Anche chi non ha fede deve riconoscerlo: quella del Vescovo di Rimini è stata una bella pagina a conclusione - si spera - di una delle peggiori storie che Rimini abbia vissuto negli ultimi anni. Così bella da aprire la speranza che comincino tante storie migliori, sia per le vittime     che per i colpevoli.

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