RIMINI Il nostro bisogno di festa

RIMINI - Notizie Attualità - mer 25 giu 2008
di Giampaolo Proni
[{Europei di calcio, occasione per riflettere} Cosa c’è dietro una vittoria della Nazionale] Quando c'è una vittoria della nazionale di calcio e sento i clackson delle auto per strada mi capita sempre di pensare a quanto bisogno di gioia, di festa, sia presente nelle persone. L'I Ching, un millenario testo cinese, afferma che i riti religiosi servono a dissolvere l'egoismo e unire le famiglie alla comunità. L'egoismo, diremmo oggi l'individualismo, irrigidisce la società separando le persone, ed è dannoso per il buon governo e l'armonia sociale. La ritualità, attraverso la musica e lo sfarzo cerimoniale, crea emozione positiva e perciò unisce le persone in una collettività, dissolvendo l'individualismo. Perciò favorisce il governo e l'armonia sociale. [I cinesi, maestri di pragmatismo] La cultura cinese è sempre stata molto pragmatica. Nell'arte del governo non si nasconde la funzione strumentale della religione, utilizzata come mezzo di comunicazione e, diremmo oggi, di marketing istituzionale. L'Imperatore, figura sacra, è anche un sacerdote, l'interfaccia tra l'armonia celeste e quella terrena. Queste considerazioni sono piuttosto interessanti. Produrre un evento collettivo che diffonde gioia e unisce la società rende migliore il clima del paese e di conseguenza lo rende più armonico e agevole da governare e quindi accresce la qualità della vita. Così la comunicazione, in un certo senso la propaganda statale, se bene usata, costruisce reale benessere. Se i contenuti e le forme di questa strategia sono radicate veramente nella cultura del popolo, essa è legittima anche in una democrazia. Quali sono oggi gli eventi che creano vera gioia? I più efficaci sono senza dubbio i grandi eventi sportivi identitari, come il calcio in Italia. La vittoria ai mondiali del 2006 è l'ultimo episodio importante. In tutto il paese folle festanti hanno celebrato dimenticando per una sera nella fusione collettiva i loro problemi. Una scarica di energia positiva attraversa gli individui: quella sera sono più affettuosi, si abbracciano, si baciano, forse si fa anche di più l'amore, forse nascono più bambini. E la spesa pubblica è praticamente zero. A paragone di questi, grandi kermesse come la prossima Notte Rosa sono molto più costose e producono gioia meno intensa e in un numero inferiore di persone. Che cosa caratterizza dunque i grandi eventi gioiosi? [Come si costruiscono i grandi eventi?] In primo luogo l'identità. Le persone si devono riconoscere nell'evento. Nella nazionale di calcio ci riconosciamo perché siamo italiani e il calcio è lo sport più diffuso nel paese. E poi una serie di caratteristiche semantiche (valori, contenuti), che generano storie, narrazioni. Per esempio l'incapacità di raggiungere una buona performance se non in condizioni disperate, nella quale riconosciamo il nostro carattere nazionale, metà efficienza e serietà nordica e metà pigrizia e genialità mediterranea. La disperata necessità di affidarci alla fortuna, di mettere il nostro destino nelle mani di altri (Olanda-Romania, gli arbitri) per poi tremare e gioire, appunto, alla fine del dramma. O disperarci, nel caso di sorte avversa. Ecco perché un grande evento collettivo dovrebbe contenere elementi di drammaticità, di alea, di caso. Il Palio di Siena è un esempio grandioso. Infine la ritualità. Vi deve essere un rito, cioè una serie di azioni sempre uguali e prescritte da un codice, che avvengono in uno spazio e un tempo delimitati, con un valore celebrativo. La partita di calcio è così. Il Palio è così. Dovremmo pensare di introdurre un elemento rituale e aleatorio nei nostri grandi eventi, in modo che le persone (almeno una parte di esse) possano identificarsi e seguire un dramma, provare emozioni forti come speranza, paura, gioia. Ma la costruzione dei grandi eventi collettivi gioiosi è molto difficile, a volte si appoggia su tradizioni secolari. Conviene studiare queste tradizioni. Per esempio Ferragosto. O il solstizio d'estate.

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