RIMINI Zingarate
RIMINI - Notizie Prima Pagina - mer 09 lug 2008
di Stefano Cicchetti
[{Prendere le impronte ai bambini Rom}
Prendersela con gli ultimi è sempre il modo più sicuro per guadagnare applausi e voti]
Sono sicuro di scrivere cose che ben pochi condivideranno. Ne sono sicuro perchè parlerò di zingari. Quando il più recente sondaggio (Eurobarometro sulla discriminazione, condotto fra marzo e febbraio scorsi) ci dice che Italiani e Cechi sono i più a disagio all’idea di avere un Rom per vicino. Siamo al 47%, quando la media europea è al 24% E poi: solo il 5% degli Italiani dice di avere amici e relazioni con i Rom; la media europea è al 14%. Qualcuno ha indicato fra le cause di tante differenze il fatto che in Francia, per esempio, dove gli zingari sembrano meglio accetti, “sono stati distribuiti da decenni nelle case comunali, con più o meno successo”. Non è proprio così: là vivono anche nelle roulotte, ma all’interno di normalissimi campeggi, fianco a fianco dei turisti. E ricevono una “pensione” pubblica: chiunque viaggi nella Francia meridionale li può vedere in fila agli uffici postali. Il che non ha certo eliminato furtarelli e altre noie, come ben sanno proprio i turisti. Ho forti dubbi che tali soluzioni, sempre che trovassero un governo italiano con il coraggio di proporle, farebbero migliorare le nostre prestazioni nei sondaggi europei.
Invece, l’idea di prendere le impronte ai bambini Rom piace, eccome. Il fatto è che gli zingari puzzano, sono fastidiosi, brutti, bugiardi, rubacchiano e sporcano. Dicono di essere poveri e sono pieni di oro. Fanno crescere i bambini in condizioni spaventose e li mandano a mendicare. Sono il contrario di ciò che noi siamo, o vorremmo essere. Il loro stesso esistere è una sfida, una provocazione. Come quella dei freak, dei punk-a-bestia. Loro però non hanno il rock’n’roll; ebbero la Carmen e il flamenco, oggi al massimo Goran Bregovic.
Gli zingari vivono fra noi da 600 anni – i primi in Italia passarono proprio in Romagna nel 1422 - ma mai come ora sono sentiti estranei. Non hanno più nessun ruolo economico (che nella società contadina invece avevano) se non nell'illecito, cui peraltro sono dediti con passione. Meno che mai hanno un ruolo sociale, se non quello di capro espiatorio delle nostre frustrazioni. Come tutti gli emarginati, in realtà vorremmo solo che sparissero. O che si "integrassero", che è poi la stessa cosa.
Il giorno in cui riusciremo ad eliminare ogni forma di vita nomade, finalmente potremo rimpiangerla; o parodiarla, come già facciamo, con i nostri camper. E forse non sentiremo più odori sgraditi, staremo forse più tranquilli ai semafori. Ma saremo certamente un po' più poveri (se ricchezza è anche diversità di modi di vita) e un po’ meno liberi (se libertà è anche tolleranza verso ciò che non ci piace).
Niente da fare, più vado avanti, più mi rendo conto di essere un po’ strano, ben poco in sintonia con il senso comune del mio Paese.
Allora mi limiterò ad alcuni dati certi. Tipo, la maggioranza dei nomadi che circolano in Italia sono cittadini italiani e da molte generazioni. E poi, gli zingari godono dei medesimi diritti e devono rispettare gli stessi doveri degli altri: non risulta che abbiano mai goduto di qualsiasi immunità. Fra i diritti di ogni individuo c'è la libertà di movimento in ogni parte del territorio, mentre fra i doveri non c'è quello di adottare lo stile di vita stanziale. Inoltre, l'Italia ha firmato la convenzione europea sui popoli nomadi, secondo cui va loro preservato quel modo di vita apprestando le necessarie strutture. Naturalmente, l'Italia non ha mai rispettato tale impegno. Come si prepara a non rispettare i più elementari principi di uguaglianza.
Pertanto, mi attendo che gli abitanti di San Mauro Pascoli siano debitamente monitorati, anche con il test del dna. Si legge infatti nella storia ufficiale del Comune: “San Mauro Pascoli deve la sua origine a zingari (…) ivi stabilitisi, benché ciò sia provato solo da una rimostranza fatta dagli abitanti di S. Mauro a Clemente VIII nel 1596 e dall'essere stati, questi abitanti, sempre chiamati per disprezzo "zingari" dai loro vicini di Savignano”.
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