RIMINI E se invece deriminizzassimo il mare?
RIMINI - Notizie Attualità - mer 09 lug 2008
di Michele Marziani
“Riminizzare”, secondo il “Dizionario ragionato della lingua italiana” di Angelo Gianni e Luciano Satta, significa costruire dove capita, allegramente, abbondando col cemento. A Rimini, ovviamente, questa parola non piace. Ma è vera, basta guardarsi intorno. Ovvio quindi che di fronte a nuove idee di riqualificazione del lungomare la paura di una nuova riminizzazione è legittima.
Al di là che i progetti piacciano o non piacciano, siano avveniristici o nostalgici, innalzino torri o promettano verde ad ogni crocicchio di strada, quello che lascia perplessi è perché il lungomare vada riqualificato sotto il profilo architettonico. Non sarebbe meglio cominciare a riqualificarlo da un punto di vista della qualità della vita? Pedonalizzazione, eventi, momenti di incontro e di aggregazione... Cose che costano poco, fanno vivere meglio e non riminizzano. Si dice che il progetto di Norman Foster o quello di Jean Nouvel (un po' meno quello di Julien De Smedt) potranno lasciare un segno per il futuro. Ma il futuro è già dietro l'angolo e chiede a gran voce verde, piste ciclabili, spiagge vivibili, decrescita. Certo, c'è ancora chi domanda ricchezza, consumi, stordimento. Se il problema è scegliere tra gli uni e gli altri si scelga pure, ma lo si dica. Senza lamentarsi se poi il futuro stava andando da un'altra parte. O se, semplicemente, alcuni di noi andranno da un'altra parte.
Serve un segno che rilanci Rimini nel mondo, un segno distintivo, si dice intorno ai progetti. Io faccio lo scrittore non l'architetto e neppure l'urbanista, mi occupo di storie, di sogni, non delle loro realizzazioni pratiche più o meno armoniose. Però, alla vigilia della fine del petrolio, anche essere la prima città delle biciclette sul mare al mondo potrebbe essere un segno distintivo: ciclabili funzionali, possibilità di parcheggiare l'auto fuori dalle aree del centro e del mare e di prendere bici e tandem per muoversi liberamente, ridando impulso al centro storico come sede naturale dei commerci, perché in bici ci si va in dieci minuti, mentre con l'auto e irraggiungibile. Questo per me sarebbe un segno che guarda lontano, forte, anche di grande impatto comunicativo e mediatico. Mentre le opere imponenti degli architetti di grido, per quanto affascinanti, somigliano tanto a una ciliegina messa su una torta che intanto si sta sciogliendo. Prova ne è l'assenza intorno ai progetti di un pensiero globale sulla città (sia quella turistica, sia quella dei residenti), sui suoi spostamenti, sui suoi centri e sulle sue periferie. Ogni idea, anche la più mirabolante, sembra non tenere mai conto di quello che gli sta intorno, dei contorni, delle sfumature, di dove vorrebbe portare. Concordo col semiologo Paolo Fabbri quando rimane stupito che si progetti il lungomare senza spendere una parola per le vecchie e brutte cabine in cemento che sono uno degli orrori (o dei simboli, dipende dai punti di vista) della nostra spiaggia.
[DATECI IL VOSTRO PARERE E LASCIATE UN COMMENTO]
commenti
Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - Rimini - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Programmazione: Studio Web 2.0 Copyright ©2012 - Progetto grafico: Inèditart




