RIMINI Risparmiare su tutto, anche sulla cortesia
RIMINI - Notizie Attualità - mer 09 lug 2008
di Lia Celi
[{L’abolizione del “per favore”}
I clienti dei bar sono sempre più monoverbali]
Poche cose urtano un barista riminese (e non solo) come i clienti monoverbali. Quelli, per intenderci, che ordinano la consumazione enunciando una parola sola, «caffé», «acqua», «toilette». Uomini e donne, italiani e stranieri, anche di una certa età, davanti al bancone si trasformano tutti in adolescenti scorbutici e musoni che per cause ormonali hanno dimenticato a dire "grazie" e "per favore" ed è già molto se ti rivolgono la parola.
La sindrome del cliente monoverbale affligge perlopiù i non riminesi. Italiani del Centro e del Sud, che vedono in Rimini l'estrema propaggine meridionale di una Padania ostile ed esosa dove perfino la semplice tazzulella 'e cafè costa venti-trenta centesimi in più che a Roma e a Napoli. Forse hanno paura che ogni parola extra, compresi articoli indeterminativi, aggettivi e formule di cortesia, comporti un ulteriore sovrapprezzo.
Difficile dire come si sia diffuso questo timore infondato, ma forse sarebbe ora di appendere sul bancone un cartello per informare la clientela che a ordinare «caffé» e «un caffé, per piacere» si spende uguale. Anche se, grammaticamente parlando, fra chiedere «caffé» e «un caffé» c'è un po' di differenza. Nel primo caso il cliente potrebbe ritrovarsi in mano un sacchetto di chicchi sfusi, invece che una tazzina fumante. E il barista che si sente apostrofare con "acqua" potrebbe legittimamente credere che l'avventore stia giocando agli indovinelli. Se i nostri baristi fossero tipi puntigliosi o avessero tempo da perdere, in ogni bar vedremmo scenette genere Achille Campanile o signor Veneranda. Solo che, visto l'incarognimento
diffuso, probabilmente finirebbero a coltellate.
Altro discorso per i clienti stranieri. La più alta percentuale di monoverbali si registra fra i turisti dell'Est europeo. Si potrebbe invocare l'alibi della scarsa conoscenza della lingua, senonché le prime cose che si imparano quando si studia una lingua straniera sono proprio i saluti e le formule di cortesia. Purtroppo, sono anche le prime che si tende a dimenticare, come dimostra la generale monoverbalità dei turisti italiani in vacanza all'estero. Secondo una barista proveniente dall'Est, il motivo è socio-antropologico: in quei Paesi servire nei bar è uno dei lavori meno qualificati e più disprezzati, e chi lo esercita viene trattato come un verme della terra. (Ancora qualche anno per smaltire le ultime tracce di comunismo, e da quelle parti diventerà normale prendere i baristi a scudisciate, come ai tempi di Ivan il Terribile.) Ma può darsi che la sparizione del "per favore" dal manuale di conversazione per stranieri in Italia sia dovuta a un equivoco. All'estero ormai si ha l'impressione che in Italia "favore" oggi significhi soltanto «far assumere una propria
amichetta in un programma della Rai». E che i favori non si chiedano più al bar, ma ad Agostino Saccà.
{www.liaceli.com}
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