RIMINI Toghe rosse o Caimano, siamo messi malissimo
RIMINI - Notizie Opinioni - mer 09 lug 2008
di Giampaolo Proni
[{Berlusconi e la magistratura}
Complotto dei giudici o regime mediatico-criminale?
A chiunque si creda, lo scenario sarebbe terrificante]
All’indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi si trova un elenco dei processi. Sono 20, 18 chiusi a vario titolo e 2 in corso. Tutti i procedimenti definitivamente conclusi – riferisce Wikipedia - sono sfociati in sentenze di proscioglimento, di assoluzione o in decreti di archiviazione. Totale: 13 tra assoluzioni e archiviazioni su 18 inchieste. Più 2 in corso. Più quelle che verranno.
[Venti processi e nessuna verità condivisa]
I casi possibili sono diversi, ma dobbiamo distinguere il lato giuridico dal lato politico.
Se sosteniamo che i processi non hanno stabilito la verità e Berlusconi era colpevole, dobbiamo dire come facciamo a conoscerla. La risposta più semplice è che essa era nei capi d’accusa. Tuttavia, è contrario ad ogni principio di giustizia considerare i capi d’accusa equivalenti al verdetto. Inoltre, dovremmo pensare che la magistratura giudicante abbia sbagliato nel condurre il procedimento o nell’emettere la sentenza. Se Berlusconi fosse in realtà colpevole di alcuni o tutti i reati dai quali è stato assolto, la responsabilità di questa ingiustizia sarebbe di chi lo ha assolto, vale a dire della stessa magistratura che lo ha accusato.
Alcuni obiettano che alcune conclusioni di processi sono dovute a leggi varate dai governi Berlusconi. Tuttavia, ove non vi siano azioni della Corte Costituzionale, le leggi, in termini di diritto, sono leggi dello Stato. Molte leggi sono ritenute ingiuste da molti.
Possiamo però andare avanti, e sostenere che Berlusconi non solo è colpevole dei reati che lo hanno visto indagato, ma ha occupato la posizione di capo del Governo allo scopo di piegare le leggi al proprio interesse personale.
In questo caso emergerebbe una figura di una pericolosità estrema, in sostanza il capo di un’organizzazione criminale infiltrata ai massimi livelli dello Stato, onnipotente e inarrestabile. Se poi si spiegassero alcune assoluzioni con influenze occulte o corruzione, la stessa magistratura sarebbe sotto accusa. Resterebbe solo un manipolo di magistrati indomabili che fino all’ultimo lottano contro la dittatura.
Dal punto di vista politico, le cose sono diverse. Berlusconi infatti ha sempre spiegato l’alto numero di indagini nei suoi confronti come una persecuzione organizzata per fini politici da magistrati legati all’opposizione. Questa ipotesi spiega i fatti quanto la precedente, ed è ugualmente grave, se presa seriamente.
[Chi dei due avesse ragione, bisognrebbe emigrare]
Di fatto, due scenari da oltre un decennio si fronteggiano. Da una parte una dittatura occulta e criminale di un magnate dei media. Dall’altra una magistratura asservita a una parte politica. Due ipotesi che vedono la democrazia impedita gravemente se non mortalmente ferita.
Se una delle due ipotesi fosse vera (qualsiasi delle due), la situazione del Paese sarebbe così grave che veramente un cittadino dovrebbe considerare la possibilità di espatriare o darsi alla lotta partigiana.
I fatti degli ultimi anni, tuttavia, mostrano che i rapporti tra i leader politici, anche dell’opposizione estrema, e Berlusconi, non sono mai stati coerenti con l’una o l’altra delle ipotesi.
Se – per esempio - Prodi fosse stato convinto che Berlusconi era responsabile di accordi con la mafia o di strage, riterrei molto grave che gli stringesse la mano o gli parlasse.
Allo stesso modo, se Berlusconi veramente crede che i magistrati ‘rossi’ sono una associazione politica che mira a rovesciare il risultato elettorale, questo sarebbe un reato di alto tradimento, di una gravità estrema e drammatica.
Non è sotto accusa solo il sistema giudiziario, che in vent’anni non ha sciolto questo dilemma, ma l’intero sistema paese. Come ricorda Scalfari in un fondo di qualche giorno fa, politici inquisiti ce ne sono stati tanti. Alcuni erano colpevoli e alcuni innocenti. Ma politici inquisiti per vent’anni e in venti processi, e senza nessun risultato, credo proprio di no.
Ma non è un record del quale menare vanto.
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