RIMINI Cocif chiama, Rimini risponderà?
RIMINI - Notizie Sport - mer 09 lug 2008
di Enzo Pirroni
[{Calcio Serie B
“Dalla città meritiamo di più”}
L’amaro sfogo di una società che ha dato tanto ricevendo in cambio ben poco]
In occasione della consegna del premio Fair Play (un’iniziativa del settimanale della curia “Il Ponte”, che quest’anno è stato assegnato al giocatore riminese Fabio Catacchini, mentre un ulteriore premio “Rivelazione dell’anno” è andato al geometra Francesco Lunardini), i falegnami della Cocif sono andati giù duro contro le istituzioni e contro la città. Più esplicitamente i dirigenti longianesi: Benedettini & Muratori, senza tanti giri di parole, hanno lamentato il disinteresse diffuso degli imprenditori locali e l’abbandono in cui versa la società che da tanti anni si trova al timone della navicella biancorossa.
Più o meno le parole pronunciate dal presidente e dal plenipotenziario Muratori sono state le seguenti: “E’ da quattordici anni che la Cocif si impegna a far calcio (il calcio che conta) a Rimini. Attualmente, con le squadre di serie A che fanno la parte del leone accaparrandosi tutti i proventi, con le televisioni che non pagano più i diritti, in quanto il calcio della serie cadetta non viene più trasmesso, condurre un campionato professionistico è diventato estremamente pesante e dispendioso. Attorno a noi c’è il vuoto. Un dato: soltanto per l’utilizzo di strutture sportive (per fare giocare ed allenare i settori giovanili) la Cocif spende ogni anno più di centomila euro. Crediamo di meritare qualcosa di più dalla città di Rimini. Non escludiamo (non si può mai dire) l’ipotesi di piantare tutto, di riconsegnare al sindaco le chiavi della Rimini Calcio, dicendogli: Ecco le chiavi esimio dottore. Ora si accomodi chi lo desidera. Rimini è una città egoista ed ingrata. Noi crediamo di aver dato molto. In cambio abbiamo ricevuto briciole”.
Lo sfogo degli uomini Cocif oltre che giusto è motivato. Ma come si fa ad andare contro la natura dei riminesi? Rimini, sconta da tempo un ritardo culturale (e qui mi ritornano in mente le geremiadi, tra l’altro mai ascoltate, del mio amico Bruno Sacchini, che da anni batte inutilmente su questo tasto).
Nell’estate del 1891, i fiaccherai riminesi impedirono il “gioco del pallone al bracciale” (lo Sferisterio era stato costruito nel 1816 dal capomastro Giovanni Morolli) sentendosi danneggiati nei loro interessi “in quanto il gioco del pallone distoglie molti dal fare gite in campagna”. I primi “velocipedisti, sempre nel diciannovesimo secolo, vennero perseguiti ed il dott. Mantegazza, tenne una dotta conferenza circa i rapporti esistenti tra ciclismo e criminalità. Ma senza andare così indietro: dov’era e come si trovava la Rimini Calcio, prima che Vincenzo Bellavista la prelevasse? Ci sarebbe più stato il gioco del foot-ball, nella nostra città, senza l’intervento della Cocif? Eppure in tribuna centrale ci sono tutti. (Molti con biglietto omaggio). E come si esaltano per la vittoria! E come criticano al primo accenno di crisi! Da quanto tempo si discute per il teatro? C’è un teatro a Rimini? E la piscina? Se si vuol chiamare quella pozzanghera che tutt’ora esiste piscina, allora tutto bene? E il rugby? Se non fosse stato per la buona volontà dell’assessore allo sport, signora Turci, che sa di rugby come io so di ricamo, e dell’imprenditore Arturo Menghi Sartorio, la palla ovale a Rimini non avrebbe mai messo piede. Ma tutto si ferma lì. Per cui capisco lo sdegno e la rabbia dei dirigenti della Rimini Calcio e altro non posso fare se non offrire loro tutta la mia comprensione. Mi vengono in mente, a questo punto alcuni versi del pittore Demos Bonini:
{Us capess, che cun stal dimensioun
La piscina la è poc piò d’una piscolla.
E i nost burdell si vo imparè a nudé
Chi faga come i genitur
o e non clè mort:
clera dvantè un campioun
nudand te port}
Demos morì nell’estate del 1991. Questa poesia è degli anni settanta. Non è forse ancora attuale?
commenti
Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - Rimini - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Programmazione: Studio Web 2.0 Copyright ©2012 - Progetto grafico: Inèditart




