RIMINI Fratelli di chi?

RIMINI - Notizie Prima Pagina - mer 23 lug 2008
di Stefano Cicchetti
[{Quando la politica è allegria} L’economia va a rotoli? Le tasse non calano? Le paghe precipitano? Non resta che prendersela con Mameli] Che spettacolo a Laguna Seca! Grande, grandissimo quello offerto da Valentino Rossi e Casey Stoner. Ma ce n’è stato anche un altro, piccolo piccolo ma tanto significativo, che si è svolto subito prima della gara. Come sempre negli Usa, tutto il pubblico si è alzato in piedi e si è scoperto il capo durante l’esecuzione dell’inno nazionale americano. E anche i {bikers} più trucidi, con codino, tatuaggi e in gilet di cuoio, impettiti con la mano sul cuore, tutti a canticchiare “The Star-Spangled Banner”. Uno show che non dovrebbe stupire nessuno. Nemmeno noi italiani, che da un po’ abbiamo insegnato ai nostri calciatori a intonare “Fratelli d’Italia” prima della partita invece di fare le corna e toccarsi dove porta bene. Invece, il rispetto dell’inno nazionale da noi torna stravaganza, vista la normalità di un ministro della Repubblica che vi si riferisca puntando il dito medio. Proviamo solo un momento ad immaginare cosa sarebbe successo se uno qualsiasi degli spettatori di Laguna Seca avesse compiuto il gesto del {fuck-off} all’indirizzo dell’inno americano. Con ogni probabilità sarebbe stata applicata all’istante la legge di Lynch, se non uno scotennamento in stile pellerossa. E’ vero, da noi certe cose non hanno mai goduto di eccessiva considerazione. A riprova c’è un aneddoto che riguarda Luigi Sartini, o meglio {Bigìn ad Zilarijn} (1897 - 1989), un mio pro-zio famoso ai Casetti e circondario come suonatore di organetto, poeta estemporaneo e spirito incontenibile. Alto 1 e 55, pensava di poter scampare alla leva; ma la statura minima per l’arruolamento venne proprio allora abbassata per potervi comprendere il comandante supremo, re Vittorio Emanuele III con i suoi 153 centimetri. {Bigìn} si dovette dunque presentare al suo reggimento, impegnato nella Grande Guerra in prima linea sul Carso, senza perdere però il suo innato buonumore. Alla prima adunata, un capitano passò in rassegna gli ultimi arrivi, rivolgendo qualche parola a ciascuno per capire che genere di uomini gli fosse toccato. “E tu, soldato Sartini, – tuonò l’ufficiale – cosa sei disposto a fare per la nostra bandiera?”. {“Foss per me, ai lasaréa enca e’ bastòun”} (“Fosse per me le lascerei anche il bastone”), rispose allegro Bigìn, certo che quel buon uomo del capitano avrebbe apprezzato la battuta. Che invece, tradotta da un commilitone romagnolo quanto infame, costò a Sartini Luigi mesi tre di cella di rigore. Una bazzecola per quei tempi, quando per molto meno in altri eserciti si finiva contro un muro. Però nessuno si sognò nemmeno di farlo ministro, il mio zio dei Casetti. Chissà che risate si farebbe a sentire che invece tale sorte è toccata a qualcuno che con quella bandiera ebbe a promettere di pulircisi le vergogne. Ci avrebbe imbastito una delle sue {zirundele}, capaci di cancellare dalla memoria tutti i dispiaceri e i brutti ricordi. Come quelli dei tanti ragazzi che lui vide lasciarci la pelle, per il tricolore. E avrebbe avuto ragione {Bigìn}, una volta di più. C’è solo da ridere per fanfaronate fabbricate ad arte per farci passare l’estate in allegria. E far dimenticare di cosa si dovrebbe occupare la politica, tipo l’economia che affonda, le tasse che non calano, gli stipendi in picchiata. Imbastire processi per vilipendio o comminare altre sanzioni verso chi offende inno e bandiera, non è il massimo della democrazia, anche se le norme attuali ancora lo consentirebbero: tutto sommato si tratta pur sempre di opinioni. Di qui a far parte del Governo, non è però il massimo della decenza. Il fatto che tuttavia in Italia succeda e che noi italiani ne siamo assuefatti, è invece di un irresistibile umorismo. Fin qui no, non ci sarebbe arrivato nemmeno {Bigìn ad Zilarijn}.

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