RIMINI Ma i gentili ospiti non votano
RIMINI - Notizie Opinioni - mer 23 lug 2008
di Giampaolo Proni
[{Il dibattito sui progetti}
Rimini deve interrogarsi a fondo su quanto è ancora disposta a scommettere sul turismo]
Il dibattito sui nuovi progetti ferve e ferverà ancor più in autunno.
E’ utile, prima di analizzare le proposte di intervento, avere chiarezza su alcuni princìpi.
La città nasce perché le persone o vogliono andare a viverci o sono obbligate a farlo (per es. le città di guarnigione) o sono spinte dalla necessità (es. le città industriali). La città vive perché le persone vogliono/devono abitarci. Ma in ogni momento in una città vi sono persone di passaggio, che non vivono lì ma vi si trovano temporaneamente. Queste persone possono essere in quella località per produrre o per spendere, o per svolgere entrambe le funzioni.
Le città turistiche ospitano molte persone che non ci lavorano e sono residenti temporanei, che cambiano continuamente. Le città industriali ospitano quasi esclusivamente persone che vi lavorano.
Le città turistiche devono avere due requisiti: motivi perché questi ospiti vi si rechino e spazi dove gli ospiti temporanei dormono e mangiano. Devono avere dunque attrattive e servizi di accoglienza.
Le città industriali hanno nel loro tessuto urbano delle aree nelle quali avviene la produzione. Questa crea la ricchezza che provvede al reddito degli abitanti e giustifica l’esistenza degli spazi residenziali. Se non ci fossero gli spazi produttivi non ci sarebbe la città (o almeno una parte della città).
Le città turistiche hanno anch'esse degli spazi produttivi, che sono le loro attrattive (naturali e/o artificiali) e gli spazi di accoglienza. Questi due tipi di spazi creano reddito per tutta o una parte della popolazione. Tuttavia, mentre nessuno dei cittadini che vive in una città industriale usa gli spazi dell’industria per attività diverse dalla produzione (con rarissime eccezioni), i cittadini che vivono in una città turistica godono delle sue attrattive e usano parte degli spazi di accoglienza (quelli non residenziali), alimentando essi stessi l’attività turistica.
Se le attrattive sono limitate e la città è grande, possiamo avere una situazione nella quale l’autoconsumo turistico è sufficiente a saturare l’offerta. L’esempio può essere Mondello, la spiaggia di Palermo, che è piccola e quindi si alimenta quasi totalmente con i turisti palermitani. O Los Angeles.
Gli spazi urbani destinati a creare reddito, cioè gli spazi produttivi, rispondono a logiche che non sempre coincidono con quelle desiderate dai residenti. Per esempio, un residente vorrebbe ombrelloni più distanti tra loro sulla spiaggia per stare più comodo, mentre il bagnino vuole ombrelloni più vicini per aumentare il fatturato della sua impresa. Un residente non è interessato agli alberghi, perché ha la sua abitazione, l’albergatore e il turista lo sono.
[Quando la risorsa diventa fastidio]
Se quasi tutti gli abitanti della città turistica sono impiegati nell’industria turistica, il loro interesse coincide, che siano imprenditori o collaboratori. I fastidi possono essere accettati per il profitto diretto o indiretto di tutti.
Se invece la percentuale di cittadini che usa le attrattive della città ma non lavora nella produzione turistica (turisti interni) è considerevole rispetto a quella di chi vi lavora, gli interessi dei primi, vale a dire la qualità della vita così come la percepiscono, può entrare in conflitto con le logiche produttive.
Mi spiego meglio: se sono un dirigente della Fiat sopporto il rumore della fabbrica vicino a casa perché mi dà da vivere. Se traggo il mio reddito dal commercio online il rumore è solo un disturbo.
Al di là, ripeto, dei singoli progetti, il dibattito a Rimini verte su questo punto.
Molti riminesi non sono più disposti a sacrificare la loro qualità della vita (che percepiscono e valutano secondo i propri parametri soggettivi, giusti o sbagliati che siano) ai fattori produttivi del turismo così come sono interpretati da alcuni scenari.
Non si sentono più legati economicamente al turismo (anche perché il territorio ha sviluppato altre attività economiche) e desiderano una città dedicata ai residenti fissi e non a quelli di passaggio.
Dal punto di vista politico va considerato che i turisti non votano, i cittadini sì.
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