Suzuki mon amour
In sella alla B-King
Una storia a tutto gas riassunta nell'ultimo mostro di 1340 cc
Se vi capita sottomano una vecchia e preziosa raccolta della storica rivista “Motociclismo”, buttate un occhio al numero del Gennaio 1970 dedicato al Salone di Milano. La copertina è dominata da una delle principali novità di quell’anno, la Suzuki Titan 500, al cui fianco è immortalata una bella bionda con il classico look dell’epoca, entrambe in livrea dorata: bel colpo, non c’è che dire, e di sicuro effetto! Di fatto Suzuki - una delle “quattro sorelle giapponesi” leader mondiali nella produzione di motocicli - arriva in Italia nel 1969 con questa campagna di immagine. Ma soprattutto con la sostanza di una scattante e leggera bicilindrica a due tempi che incontra, sia per affidabilità, che per prestazioni, un discreto successo. E da cui deriveranno, negli anni successivi, varie serie continuamente aggiornate e versioni plurivittoriose sulle piste di tutto il mondo. All’epoca costava “830.000 Lire IGE compresa, franco Torino”, un prezzo sicuramente interessante e competitivo, se si pensa che la Honda 750 Four costava 1.090.000 Lire, senza essere neppure la moto più costosa.
Le tre cilindri degli anni ‘70
La produzione Suzuki degli anni successivi vedrà modelli di grande successo, come le varie serie dei tricilindrici 380, le 550, le 750 tricilindriche raffreddate a liquido, i famosi due tempi da cross vincenti in tutto il mondo. Alla fine degli anni 70 Suzuki decide di passare alla progettazione e realizzazione di nuove serie di motori, questa volta a quattro tempi, molto robusti e ad altre prestazioni, da commercializzare nei vari settori. Nascono così le fortunate serie GS a quattro cilindri bi-albero (capostipiti delle successive, esplosive serie GSX a quattro valvole e GSX R con il raffreddamento misto aria-olio) che faranno – opportunamente elaborate - anche da banco di prova per tutte le serie sportive Suzuki di grossa cilindrata. Gente come Wes Cooley prima, con la mille a due valvole, e un personaggio del calibro di Kewin Schwanz poi, con la GSX R 750 elaborata da Yoshimura, nei primi anni ’80 faranno incetta di successi nella superbike americana. Le serie DR da fuoristrada, le bicilindriche di media cilindrata, consolidano il successo. La grinta del due tempi è però dura a morire. E verso la meta degli anni ‘80 Suzuki sfodera una vera e propria replica delle moto vincitrici del mondiale 500: la Suzuki Gamma 500. Ancora oggi questa moto mantiene un’incrollabile e fedelissima cerchia di estimatori.
Ma è nel 1985 che Suzuki posa la prima pietra dei suoi capolavori sportivi futuri: nasce la GSX R 750/1100, un vero purosangue che batte tutti i primati di potenza e velocità dell’epoca. Una stirpe arrivata oggi alla settima generazione di cavalli da corsa, dotata di uno styling inconfondibile e articolata nelle cilindrate di 600, 750 e 1000 cc.
Una gamma completa che va dallo sport più
competitivo agli scooter più confortevoli
Oggi Suzuki è una realtà industriale di primaria importanza mondiale con una produzione diversificata in vari settori: motociclistico, automobilistico, quad ( mezzi a quattro ruote con motori e manubrio motociclistici) e motori marini. La produzione attuale di moto vede oltre alla già citata sportivissima famiglia delle GSX R, i bicilindrici della serie SV 650 e 1000, i quattro cilindri della serie Bandit, le famose moto da fuoristrada, la famiglia dei maxiscooter Burgman, il missile terraaria Hayabusa, tutta la famosa serie di custom Suzuki, le moto da fuoristrada e “quell’oscuro oggetto del desiderio“ che è la B-King, oggetto della nostra prova.Siamo dal Concessionario Ufficiale Suzuki Tuttinmoto e Virgilio, gentile padrone di casa e amico, ci spiega in due parole qualche segreto della bestia nera, prima di inviarci con qualche raccomandazione presso la succursale di Cattolica dove ci attende personale qualificato in grado di soddisfare ogni nostra richiesta. Ci siamo. Questa moto, diversa da tutte e da tutto, incute timore già al primo sguardo. Livrea nera come la notte, serbatoio gigantesco, telaio e componentistica racing scarichi puntati come cannoni sotto alla sella e, tra le gambe, quel curioso oggetto di motore: 1340 cc, 4 cilindri, poco meno di 184 scatenati cavalli alimentati da un avanzatissimo sistema di iniezione digitale SDTV…Il risultato? Una coppia da urlo ed una risposta al comando del gas che lascia a bocca aperta.
Ma bando alle chiacchiere, eccoci alla prova vera e propria.
La prova su strada del puma a due ruote
La moto si avvia immediatamente e si parte con il classico filo di gas. Appena si girano le ruote si rimane letteralmente stupefatti di una tale maneggevolezza. Chi l’avrebbe detto! Stabilità perfetta - nonostante l’assenza di ripari aerodinamici - e un cambio efficiente assecondano la guida sportiva. Accelerando
il ritmo, la moto reagisce con solidità accompagnata dal sibilo del motore. Poi, quando si apre... è l’ira di Dio e strisce di gomma bruciata sull’asfalto. Non c’e’ spazio sulle strade aperte al traffico per un simile ordigno a due ruote. Suzuki ha creato qualcosa di unico, e non solo nel design, austero e accattivante. Provare per credere! Seconda, terza e quarta su spazi aperti e senza traffico, possono mettere a dura prova le vostre coronarie… fate attenzione, sempre! L’avantreno e la frenata sono a livelli d’eccellenza e fermano questo bisonte corto e reattivo in spazi ridottissimi. Ma ci puoi anche solo passeggiare, con questa specie di puma a due ruote, sicuro di attirare gli sguardi di tutti, appassionati e non. La riporto a Tuttinmoto non senza un piccolo rimpianto… e consegno le chiavi. Si sa, la vita è fatta anche di rinunce… però… peccato davvero!
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