Refugee Stati D'esilio/ Epifanie (2011-2014) - ARCHIVIO 1

RIMINI - Notizie cultura - mer 30 gen 2013
di Lorella Barlaam

Un luogo inaugurale per tornare a dire

Comincia da lontano, il viaggio di REFUGEE STATI D'ESILIO/ EPIFANIE (2011-2014) ARCHIVIO 1 di Isabella Bordoni, libro d'artista che adesso fa sosta e invita alla sosta su un tavolino nella Libreria Riminese, fino al 16 febbraio. Per poi riprendere il suo viaggio di lettore in lettore, che lo inscrive e riscrive nelle vite che attraversa.

Comincia da qui.
«Nell'estate e nell'autunno 2011 Luca Berardi, Isabella Bordoni, Antonio Cipriani, Davide Dutto, Luca Francesco Garibaldo, Erika Lazzarino e Maria Nadotti muovendosi tra Rimini, Milano, Alta Val Susa, Valle Tanaro, in presenza e in assenza hanno dato tempo e luogo a una comunità in transito alla quale questo libro oggetto rende testimonianza. (...) Un cammino fatto di incontri e soste, lungo le dorsali della montagna italiana, Appennini e poi Alpi, per dire con le poetiche dell'accoglienza e dell'ospitalità. Le politiche dell'abitare e del congedo», dedicato «agli assenti. Ai presenti. Alla comunità dei passanti. Al pensiero e alla parola che fanno del mondo, mondo, vita e cosa immensa.»
Pensieri e parole che sono, in apertura, quelli di Hannah Arendt, un filo che lega il progetto precedente di Isabella, "Contro la purezza", i cui passi guidava con "L'Umanità ai tempi bui", e apre REFUGEE con il suo "Quaderni e diari". Cui si aggiungono altre voci, di filosofo, di poeta, di scrittore, tutte contemporanee per affinità e urgenza. Frammenti, illuminazioni.
«Mi interessa capire cosa è un corpo» scrive lei. «Mi interessa capire l'alterazione dei due spazi - corpo e paesaggio - nel loro incontro.»

E poi diventa.
Un incamminarsi, che ha messo a disposizione il corpo di Isabella. La sua fatica, l'apprendimento del limite, la sua terrestre ostinazione e fragilità. «Sono partita con un bagaglio minimo, ma già eloquente. Interrogandomi su poche parole. Ciascuna di loro è una ferita.» Diaspora. Esilio. Epifania. Esperienza. Abbandono.
«Così arriva Rifugi, sezione del progetto REFUGEE», che si è «svolto "formalmente" nell'estate del 2011, che rimane un progetto aperto impossibile da esaurire e da esaudire.» Un fallimento, dice Isabella.
Ma anche «un luogo inaugurale per tornare a dire», perché se la lontananza dal lascito di chi ci ha preceduti «produce ora un vuoto (di ideologia, di azione, d'amore) è quel vuoto il momento in cui si prepara ciò che può ancora venire all'essere.»
In questo punto, il 7 luglio 2011, Isabella scrive una "lettera" a Antonio, Maria, Erika e Luca, che invita alla "messa in prova" di un tempo e di uno spazio "corali" sulla riflessione intorno al concetto di PATRIA e CITTADINANZA...

Luogo e archivio di questo andare, il libro che è qui, ora, accanto a me.
Che sta passando di lettore in lettore, per dare nutrimento a "AROUND A TABLE, incontri intorno al tavolo". Confronto tra comunità differenti, di artisti, di emigrati... un altro passo del progetto.
Ho chiesto a Isabella di raccontare REFUGEE/Rifugi, «da dove tu sei e lo guardi adesso, a due anni di distanza...»
E lei mi ha scritto, in viaggio, questa mail, inviata poi da un bar della stazione di Torino:

«Dove sono e dove guardo. Mi sembrano due domande fondamentali e tra le più pertinenti relativamente a questo progetto. E come spesso mi accade, devo circoscrivere, cadere sul presente per raccontare questa nuova storia dell'essere e del vedere. Ecco allora: è il 24 gennaio e sul giornale di oggi, che leggo nell'edizione torinese, si raccontano storie di ordinaria povertà.
Ad esempio leggo di un fornaio in Piemonte che ha affisso un cartello nel suo negozio, con scritto: "il pane del giorno prima costa la metà". Non so quanto sia alta la quota di errore comunque presente anche in un rapporto economico che mette in saldo il pane, però penso che quel fornaio sta sperimentando una strada per abbattere gli sprechi e non ignorare la questione della povertà. E benchè tra i pochi vizi che ho ci sia quello di godere del pane fresco come di nessun altro alimento al mondo, ecco credo che due sono le pratiche importanti: essere quel fornaio e essere l'acquirente, che veicolano entrambi valore e nutrimento intorno al pane del giorno prima.

Alzo lo sguardo dal computer e fuori dal finestrino di nuovo è il Monviso lo scenario che ho davanti, bianchissimo nella luce del pomeriggio. Sono in viaggio verso Savigliano, dove sto andando a ritirare le ultime copie di REFUGEE|ARCHIVIO1 da mettere nel circolo della lettura.
Sono reduce dal tavolo milanese, il primo della serie "AROUND A TABLE, incontri intorno al tavolo" intuiti nella loro semplicità e nella loro necessità, come una illuminazione dopo la decantazione della fase precedente di questo progetto, quella che con la stampa del libro aveva visto fissare su carta un'esperienza che aveva cercato la montagna per potersi dire.
Dopo il cammino, dopo la stampa, dopo la decantazione, dopo l'attesa di una nuova comprensione, dopo quel sentimento di angoscia e di sconfitta nell'intuire insieme a una parziale riuscita del progetto anche un suo parziale fallimento, dopo la pazienza nel lasciare fare al tempo il proprio lavoro di nuova ossigenazione delle cose scritte e dette, nella somma dei dopo si è inaugurata a Milano il 22 gennaio la serie degli incontri intorno al tavolo. In questi incontri il libro d'artista REFUGEE|ARCHIVIO1 è un dispositivo. Questo dispositivo è utile per mettere esattamente sul tavolo alcuni concetti, alcune parole, alcune chiavi linguistiche che si vorrebbero anche di approccio pratico al nostro tempo presente. Noi, proprio noi popolo italiano e in particolare noi riminesi popolo di costa, siamo stati e continuaiamo ad essere testimoni vicinissimi di un susseguirsi di guerre negli ultimi anni, dai Balcani alla ex Jugoslavia al mondo Arabo. Questa vicinanza non ci può lasciare indifferenti e per quanto mi riguarda, chiede alla mia natura poetica di farsi discorso civile. Dunque nel rispondere su dove sono e su dove guardo, dico che sono qui, nell'unica terra che riconosco come patria e che è la poesia in movimento, e da questa patria poetica e nomade cerco le connessioni civili dove sia possibile fare un salto, dall'io al noi, e da un territorio agli altri.

Il tavolo milanese di viale Molise/viale Umbria, ha messo in relazione una decina di persone, tra loro artisti, insegnanti, architetti, alcuni già conosciuti e altri no. I prossimi tavoli milanesi saranno a Bovisa, Isola, Giambellino, Sarpi e ovunque il rapporto che si cerca è anche con il territorio, con persone che abitano in diversi luoghi della città. Di conseguenza anche i tavoli hanno caratteristiche diverse: quello di Sarpi aspira ad aprire una relazione con la comunità cinese, dal momento che Sarpi è a Milano il cuore di Chinatown e non a caso quel tavolo è curato da Lidia Casti (co-autrice del libro "Chi ha paura dei cinesi" ed. BUR 2008) e impegnata nelle relazioni Italia-Cina, insieme a lei curatrici del tavolo di Sarpi sono anche Fatima Bianchi, artista e Silvia Riva, docente di lingua e letteratura francese, abitanti recenti di questo pezzo di città. Il tavolo del Giambellino si innesta su un lavoro oramai duraturo che Dynamoscopio, che lo cura, porta avanti in questa periferia urbana; a Isola si avvale della collaborazione di Daniela Rossi, animatrice del centro c.r.u.d. che qui ha sede; il tavolo di Bovisa è curato da Alessandro Sambini, artista fotografo e videomaker che qui abita uno spazio "temporaneo" secondo regole del tutto esterne al mercato, dove saremo tra un mese esatto. Reduce dal primo tavolo curato dall'artista Carlo dell'Acqua, posso dire di essere al tempo stesso felice e affaticata.
Affaticata perché questo tipo di incontri esige una sorta di accudimento e di esposizione nei confronti dell'altro. Questa apparente contraddizione, di accudire l'altro e di esporsi all'altro, quando funziona non solo non è contraddittoria ma attua forme di restituzione importantissime. Felice dunque lo sono perché comprendo che questi incontri stabiliscono una relazione profonda e mi confermano l'esattezza di un'intuizione che ha voluto proseguire con delle soste intorno ai tavoli di casa, ciò che è partito camminando nello spazio aperto.
A Rimini, le due presenze pubbliche del libro REFUGE|ARCHIVIO1 - attualmente disponibile per la libera lettura alla libreria Riminese di Mirco Pecci, e successivamente allestito presso la Bilioteca Gambalunga nel mese di marzo, come libro-oggetto e come fonte sonora - aprono anche a questa città la possibilità di realizzare una o più tappe di "AROUND A TABLE, incontri intorno al tavolo", peraltro già in preparazione a Cesena, Forlimpopoli, Torino, Firenze...»

Un'altra cosa. Me l'ha fatta venire in mente il pane fresco. Che, è vero, è un di più sulla fame, ma nutre di profumo l'anima. Anche questo, un bisogno.
Ecco: è bello, questo libro/oggetto/dispositivo, da pensare e leggere.
Coi polpastrelli che sentono il rilievo dei caratteri a stampa, sopra fogli croccanti, una ‘carta' dopo l'altra. Una scatola che contiene «cartelle di testo composto in Lynotip con carattere Garamond, stampato in tipografia su Heidelberg a stella», con tre fotografie di Davide Dutto, un dvd con video e una mappa con i livelli altimetrici del paesaggio e delle ‘parole' del progetto.
Anche qui, il dono di un incontro, quello con Leardo della Stamperia artistica di Savigliano, che per amore d'arte ha recuperato un'antica maestria tipografica e i suoi strumenti. Rimettendo in funzione vecchie macchine per linotipia, procurandosi il piombo per i caratteri...
Della sua bellezza fa parte che, una volta letto, lo affiderò ad altre mani, altri sguardi. Non è mio.
È nostro.

 

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