RICCIONE Imola ci prova multando lucciole e clienti
RIMINI - Notizie Riccione - mer 23 lug 2008
di Flavio Semprini
[{Contro la prostituzione}
Un’ordinanza del sindaco che fa discutere tutta la provincia
Servirà?]
L’ordinanza del sindaco è del 9 luglio. Dal momento in cui è andata in vigore, i vigili urbani di Riccione possono multare sia le prostitute (a causa del loro abbigliamento ed atteggiamento che offenderebbe la morale comune), sia i clienti (per intralcio al traffico che si paleserebbe fin dal momento in cui si fermano per contrattare la prestazione). Le sanzioni vanno dai 100 ai 516 euro.
Insomma, Daniele Imola, con le armi a disposizione di un amministratore locale (decreti legislativi sulle autonomie dei Comuni, leggi sulla circolazione stradale, Statuto comunale), prova a debellare il “fenomeno” prostituzione. E’ un tentativo che avrà successo? C’è chi ne dubita e chi ci spera. Tra i primi ci sono quelli della Papa Giovanni XXIII, che non capiscono come si possano multare delle ragazze costrette a stare sul marciapiede da qualcun altro. E poi altri, i quali sostengono che di fronte ai ricorsi di automobilisti multati, il “teorema” dell’ordinanza non reggerebbe.
Poi c’è chi sostiene l’azione del sindaco: Bruno Bianchini, presidente degli albergatori riccionesi, ha dichiarato alla stampa che “Imola fa bene ma Rimini deve seguirlo, altrimenti le lucciole si sposteranno solo al di là del confine comunale”. Daniela Angelini della Confcommercio ha affermato che è “un tentativo che va nella giusta direzione. Le lucciole danneggiano l’immagine di Riccione”. Dina Mira della Confesercenti ha detto “sì al pugno duro ma anche contro gli sfruttatori”.
[Se gli altri comuni non ci stanno…]
In effetti, se ha ragione la Papa Giovanni, cioè se le ragazze che scendono in strada sono schiave, multarle servirebbe solo a costringerle a lavorare di più. Inoltre, è anche vero che se Rimini non adotta lo stesso tipo di ordinanza, le lucciole non dovranno far altro che spostarsi, sul Marano e sulla statale 16, dal territorio riccionese a quello riminese. Ma anche se Rimini seguisse Riccione, non si assisterebbe altro che ad un ‘migrare’ del “fenomeno” fino, probabilmente, al ritorno sulle stesse strade di partenza. E’ quello che succede da sempre. Allora, che fare?
Un primo passo potrebbe essere non considerare la prostituzione come un “fenomeno” ma come una costante della storia dell’umanità. E non sempre considerata un male. I documenti di Deir el-Medina (antico Egitto, 1500 a.c. circa) parlano dell'esistenza di donne che si facevano pagare per le loro prestazioni sessuali. Nella Grecia classica esistevano le figure della concubina (la pallake), i cui figli venivano riconosciuti eredi di diritto subito dopo quelli della moglie; dell'etera, che intratteneva con l’uomo rapporti fisici e intellettuali. E delle prostitute. Fra di loro vi era una "casta" più elevata, rappresentata dalle "prostitute sacre": donne che si vendevano nei luoghi sacri e devolvevano il ricavato al tempio in cui prestavano servizio. Nel corso dei secoli, le cose non sono cambiate di molto.
Al di là delle comprensibili e giustificate iniziative prese dalle amministrazioni locali, non c’è dubbio che si debba fare una legge nazionale che “amministri” quello che erroneamente viene definito “fenomeno”, per tutelare al meglio l’integrità fisica e psicologica di chi pratica la prostituzione. Seguendo l’esempio degli antichi e di qualche moderno paese europeo (Spagna, Germania e Austria, ad esempio).
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