SUPER-IMU SUI NEGOZI SFITTI, SEMBRA FACILE MA...

RIMINI - Notizie primo piano - mer 16 gen 2013
di Stefano Cicchetti

Ma il nodo vero è quanto del gettito resta sul territorio
L'assessore Brasini: "Forse meglio incentivare chi applica canoni sopportabili"

Super-Imu per i negozi sfitti? Sembrerebbe logico, facile e soprattutto equo. Oggi quasi tutti i Comuni hanno fissato le aliquote massime per l'Imu sulle abitazioni sfitte (a Rimini è dell'1,06 per cento), mentre gli esercizi commerciali sono tutti soggetti alla stessa aliquota, che siano affittati a qualcuno o no. Inoltre vi sono leggi nazionali che avvantaggiano chi affitta a canoni agevolati una casa, mentre non esistono distinzioni di sorta fra chi riscuote o non riscuote i canoni delle attività commerciali. Per questo i centri storici "stanno morendo"? O gli affitti esosi sono solo il colpo di grazia dopo le bastonate della crisi?
A Rimini come ovunque, una supertassa immobiliare è la prima risposta che viene in mente, vedendo tante attività costrette alla chiusura o al trasferimento a causa di richieste di affitto perfino raddoppiate da parte dei proprietari. "Ma non è così facile intervenire in questo campo", spiega Gianluca Brasini, assessore al bilancio del Comune di Rimini.
Perché? "Perché, innanzi tutto, le tipologie dei locali commerciali e produttivi sono molto differenziate, mentre una casa è sempre una casa. E se di case da abitare c'è sempre bisogno ed è facile intravedere una speculazione dietro il rifiuto di metterle sul mercato, non è così per tutti gli esercizi. Un capannone può restare sfitto semplicemente perché nessuno lo vuole, in conseguenza di un'infinità di ragioni: per il luogo dove si trova, per il venir meno di certe sue caratteristiche che un tempo lo rendevano appetibile, per il mutamento di certe logiche commerciali, cui un determinato locale non si adatta più. Dunque, se si volessero differenziare le aliquote, bisognerebbe prevedere un'infinità di variabili. Altrimenti si corre il rischio che chi non riesce ad affittare solo perché non trova affittuari diventa cornuto e mazziato: non percepisce alcun canone e per giunta paga la tassa al massimo".
"E' un'ipotesi personalissima - sottolinea Brasini - ma forse più che penalizzare ulteriormente chi affitta immobili commerciali e produttivi, che già non paga poco, si potrebbe cercare di incentivare con qualche detrazione chi affitta a canoni sopportabili. Del resto non si tratta solo di interessi fra privati e l'Ente pubblico avrebbe una sua giustificazione a intervenire: una collettività, e soprattutto in una città turistica, ha un interesse oggettivo a che la rete commerciale non sia smantellata". Resterebbe comunque da definire un criterio di riferimento per giudicare quali affitti siano congrui e quali no, mancando una normativa di riferimento come i canoni concordati per le abitazioni.
Ma anche trovando questo modo, i margini di manovra per i Comuni sono stretti: "I limiti dell'Imu - denuncia l'assessore - è che ha perso del tutto il suo carattere di imposta locale. Quest'anno il gettito finirà praticamente tutto allo Stato e anche negli sviluppi previsti una parte considerevole continuerà a finirci. Il prossimo governo, qualunque sia, dovrà intervenire su questa imposta che non solo è pesante per i cittadini, ma ha trasformato i Comuni in semplici gabellieri per conto di Roma. Ora come ora, non abbiamo autonomia né nel determinare l'imposta, né nel gestire il gettito".
Possiamo dormire dunque sonni tranquilli: infatti, tutti i partiti che si presentano alle elezioni hanno nel programma una modifica più o meno radicale dell'odiata Imu. Ma proprio tutti: sia quelli che l'hanno voluta (decreto 14 marzo 2011 n. 23, ovvero il "federalismo fiscale" preteso dalla Lega), sia chi l'ha anticipata dal previsto 2014 a oggi (decreto 201/2011 del governo Monti), sia chi questo decreto ha votato in parlamento (Pdl, Pd, Udc).

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