DICEMBRE, SI "SMETTONO" I MAIALI

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 05 dic 2012
di Oreste Delucca

Quelli di Sant'Antonio erano "intoccabili" e mantenuti dalla comunità
A Rimini nel Medioevo si potevano allevare anche in città

Nel Medioevo erano molto diffusi i libri di preghiere, chiamati "libri d'ore" giacché contenevano orazioni per le varie ore liturgiche. Ed ogni giorno era previsto il suo santo, con preghiere apposite.
Per questo motivo, il libro d'ore aveva di solito un calendario, con i dodici mesi dell'anno e l'elenco dei rispettivi santi, un po' come avviene nei calendari moderni che fra breve ci verranno offerti nei negozi dove facciamo la spesa.
I libri d'ore più eleganti, accanto al mese avevano anche una figura. E poiché la società medievale era essenzialmente agricola, tale figura richiamava l'attività prevalente svolta in quel mese. Per esempio: a novembre la semina del grano, a giugno la mietitura, a settembre la vendemmia ecc. Il mese di dicembre portava di solito l'uccisione del maiale.
Il maiale era molto importante a quel tempo: le sue carni servivano a correggere gli squilibri di una dieta basata soprattutto sui cereali e quindi ricca di fibre, ma povera di proteine e vitamine. Inoltre era carne che si poteva conservare, trasformata in prosciutti, salami, salsicce, andrugoli. I due fianchi dell'animale, opportunamente posti sotto sale, costituivano i cosiddetti "mezzini", che le famiglie consumavano con tanta parsimonia durante i mesi dell'inverno.
Erano maiali assai diversi da quelli odierni: molto piccoli (raramente superavano i 50 chili), assomigliavano piuttosto ai cinghiali, con cui erano talvolta incrociati, dato che venivano allevati all'aperto e nutriti soprattutto con le ghiande.
Ma i maiali non si trovavano soltanto in campagna, erano diffusi anche in città, vista l'importanza che rivestivano per le famiglie. Non a caso gli Statuti riminesi del 1334 ne permettevano l'allevamento entro le mura cittadine, alla sola condizione che non venissero lasciati liberi per le strade.
Esisteva poi una speciale categoria di maiali a cui tutto era permesso: "i maiali di Sant'Antonio". Costui (si parla di Sant'Antonio Abate) era nato nel quarto secolo in Egitto ed aveva trascorso una vita eremitica nel deserto, in continua lotta col demonio tentatore. La sua leggenda narra che si recasse talora nel fuoco dell'inferno per contendere ai diavoli le anime dei peccatori. Per questo motivo era venerato a protezione delle persone affette dall'ergotismo, il cosiddetto "fuoco di Sant'Antonio", una malattia della pelle un tempo piuttosto diffusa.
Attorno al Mille le reliquie del santo erano state traslate nella cittadina francese di Vienne (o Viennois) e lì, nel suo nome, era stato fondato l'ordine degli Antoniani, che si dedicavano all'assistenza dei malati e in particolare di quelli soggetti al fuoco di Sant'Antonio. Per sostenere economicamente la loro attività praticavano l'allevamento dei maiali, dai quali ricavavano tra l'altro il grasso utilizzato per curare le piaghe dei loro assistiti.
Ora, a sostegno di questo meritevole impegno, ogni comunità cittadina si accollava l'onere di nutrire i maiali di Sant'Antonio, che dovevano essere rispettati da tutti e godevano di assoluta libertà (come al giorno d'oggi le vacche sacre in India). Avevano una campanella al collo e potevano circolare tranquillamente per strade e piazze, entrare nelle proprietà private e perfino dentro le case, al punto che la novellistica medievale è ricca di aneddoti e fatti curiosi.
Tutto quanto detto finora spiega perché, nelle sue frequenti raffigurazioni, Sant'Antonio Abate compaia sempre affiancato dal maiale.

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