UN ANNO DOPO LA FINE DEL MONDO

RIMINI - Notizie primo piano - mer 05 dic 2012
di Stefano Cicchetti

Ora tocca alla politica: quella che sapremo scegliere noi
Anche oggi resta dura, ma a fine 2011 ci davano per spacciati

Se esistono gli universi paralleli, ce n'è uno dove è andata così. Fine novembre 2011, Berlusconi non si dimette; oppure sì e si va a votare. In ambedue i casi, il 21 gennaio 2012, all'asta dei titoli di stato italiani, l'interesse è sopra l'8%, oltre la ragionevole soglia della solvibilità. E nemmeno i titoli si riescono a piazzare tutti.
Un minuto dopo, alleluja, siamo fuori dall'euro.
Un minuto dopo, il poco o il molto che abbiamo in tasca, vale la metà.
Il 27 gennaio 2012, non c'è il contante per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni. Nemmeno in lire svalutate, perché lo stato che non vende i suoi titoli è uno stato senza liquidi. Oltre che senza credito, perché nessuno è disposto a prestarci un centesimo.
Un anno dopo, con in mano la cartella dell'Imu da pagare, la prima cosa che viene in mente non è certo un grazie di cuore a Mario Monti e i suoi "tecnici". Però cerchiamo di non dimenticarlo, quello scenario. Era il quadro esaminato, in tutta serietà, nelle cancellerie di mezzo modo. I tedeschi, bontà loro, ci davano a 50 e 50. Per altri, mica pochi, eravamo bell'e spacciati, con tanto di tabulati sui futuri vantaggi e svantaggi di avere a che fare con l'Europa di serie B: Grecia, Portogallo, Spagna, e noi.
In un anno i tecnici hanno cercato di rimediare a falle che quella rimediata da Schettino a confronto era un foro di spillo. Sono andati in Europa a mettere le loro facce, visto che di spendibili non ne avevano più nessun'altra. Assieme a un altro dei pochi italiani presentabili, Mario Draghi, hanno cercato di convincere il mondo che l'Europa aveva un senso, e quale. E che noi ne facevamo parte, non solo nell'interesse nostro, ma anche di quelli che ci guardavano con sufficienza. O che addirittura riassumevano Portogallo, Italia, Grecia e Spagna con l'affettuoso acronimo di PIGS (=maiali).
I tecnici non le hanno azzeccate proprio tutte. Lacrime e sangue, ma anche pasticci. Un po' per colpa loro - quando ai ministri-professori si saranno le pagelle definitive, fra i voti ci dovranno essere dei divari molto consistenti - un po' grazie a uno dei peggiori parlamenti che la Repubblica abbia avuto in sorte, un po'per vizi e pratiche deleterie che appartengono a tutti noi e che non è semplice cambiare dall'oggi al domani.
Dopo un anno, il lavoro dei tecnici è esaurito. Non perché siamo fuori dai guai, magari! Ma perché ora le scelte non possono essere che politiche. Bene o male siamo ancora a galla, la falla è all'incirca tappata, le pompe fra mille inceppamenti stanno lavorando per rigettare l'acqua in mare. Ma prima di riprendere a navigare dobbiamo scegliere che tipo di nave vogliamo essere, che rotte vogliamo percorrere e con quale comandante.
Solo la politica può rispondere a certe domande. Per esempio, è giusto che pagare il biglietto siano solo quelli dei ponti inferiori? E'stata come una guerra, a bordo abbiamo morti e feriti: che si fa? Li si butta a mare o si cerca di arrivare in porto tutti quanti? E nelle stive la vogliamo fare questa benedetta pulizia?
Non prendiamoci in giro: la cosiddetta "agenda Monti"è stata scritta in realtà da tutti quelli che lo hanno preceduto e chi ci hanno portato a dove eravamo un anno fa. Tutta gente che abbiamo scelto noi. La prossima volta ci conviene far di meglio.

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