Il tenente nella neve

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 21 nov 2012
di Stefano Cicchetti

Era nato a Rimini e passò la sua infanzia presso Santa Sofia
Il 3 settembre se n'è andato a 93 anni Nelson Cenci, amico di Rigoni Stern e Don Gnocchi

Era nato a Rimini il 21 febbraio 1919, ci ha lasciati il 3 settembre scorso, a 93 anni. E 70 anni fa, Nelson Cenci era nelle nevi di Russia, sottotenente della Divisione Alpina Tridentina, comandante di plotone nella compagnia "Vestone". Insomma, era lui il "tenente Cenci" più volte citato da Mario Rigoni Stern ne "Il sergente nella neve". Fra i due era nata un'amicizia fraterna che non sarebbe mai venuta meno, "nonostante le idee politiche praticamente opposte". Anche lui raccontò la tragedia russa in diversi libri e soprattutto in "Ritorno" (Rizzoli, 1981; Mursia, 2008), di cui Rigoni Stern scrisse l'introduzione.
Cenci, volontario negli Alpini, in Montenegro conobbe Don Gnocchi, cui restò sempre legato. In Russia si imbatté anche nel sottotenente Giuseppe Prisco, divenuto poi avvocato nonché leggendario dirigente dell'Inter: "Siamo rimasti molto amici, Peppino e io. L'unica cosa che ci divideva, se così si può dire, era il tifo, perché io sono sempre stato milanista".
Ferito a Nikolajevka, medaglia d'argento al valor militare, Cenci nel dopoguerra si laureò in medicina, divenne primario a Varese e libero docente. Si ritirò poi a Cologne, nella Franciacorta: dopo tante sofferenze condivise con gli Alpini di quelle terre, si sentiva ormai "bresciano onorario".
Ma non dimenticò mai la sua infanzia, come raccontò in un'intervista raccolta da Patrizia Marchesini: "Fino all'età di due anni rimasi a Rimini. Poi, siccome la mia mamma era una maestra elementare e aveva trovato un posto sull'Appennino tosco-romagnolo, ci trasferimmo a Pietrapazza. In seguito ci spostammo a Monte Iottone, dove vissi fino a dodici anni. Di recente sono tornato a Santa Sofia e ho incontrato una mia compagna di scuola che non vedevo da ottant'anni". Nacque qui la sua passione per la montagna, compresa la partecipazione a gare di sci, durata anche dopo il trasferimento a Milano per gli studi. Poi la guerra e quel che ne seguì.
Al ritorno dalla Russia, restò in convalescenza a Rimini, giusto in tempo per trovarsi sotto i bombardamenti. Rifugiatosi durante un'incursione in una galleria del trenino di San Marino, ebbe l'avventura di incontrarvi il fratello dell'uomo che gli aveva salvato la vita trascinandolo ferito su di una slitta per chilometri e chilometri. Si chiamava Giampaolo Lancini, ma, gravemente ferito a sua volta, era morto dopo il ritorno.
Cenci restò legato anche a Rimini, anche se non gli piaceva come era cambiata: "Oggi non riconosco più Rimini. Sono tornato tante volte, ma la città oggi è diversa. Ogni ritorno era per me una delusione", disse a Stefano Rossini che lo intervistava per Il Ponte. Non ritrovava più i suoi luoghi, nemmeno il negozio "Le quattro stagioni" di Piazza Tre Martiri, che apparteneva a un suo zio.
"Noi sopravvissuti - diceva Cenci all'intervistatrice - abbiamo il dovere di raccontare quanto accadde affinché tutto ciò non capiti mai più. Lei ha citato Rigoni e vorrei ricordare una cosa che lui scrisse: Un giorno abbiamo avuto fame, abbiamo sofferto il freddo e siamo tornati in pochi. Oggi le nostre case sono calde, le nostre tavole sono piene di cibo. Stiamo bene, ma ricordiamoci di quanto è stato.
Il nostro dovere è raccontare ai giovani. E forse, raccontando, portiamo una forma di conforto ai parenti degli scomparsi".

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