ADDIO PROVINCIA, MA SERVIRA'?

RIMINI - Notizie primo piano - mer 21 nov 2012
di Stefano Cicchetti

Verso l'accorpamento nella totale confusione
Nebbia fitta sugli effettivi risparmi, la distribuzione delle competenze, le conseguenze per i cittadini

Provate a chiedere per strada. Abolire le province? Sìììììì! Abolire la tua provincia? Ehi, un attimo. Ciascuno troverà i suoi bravi perché e per come che gli fanno schiacciare il piede sul freno. E non sono solo motivi di campanile, non è solo folclore. Se l'Italia spiccava in Europa per essere la nazione "delle cento città", quando le altre ne contavano sulle dita di una mano, vorrà pur dire che l'ordinamento in province un qualche suo senso ce l'ha.
Sia come sia, il governo in carica ha deciso non l'abolizione vera e propria, ma la "devitalizzazione" più l'accorpamento: niente più organi eletti dal popolo, ma un presidente eletto dai sindaci, e criteri inflessibili per passare da 86 a 51 province. Di queste,10 si chiameranno "aree metropolitane" e corrispondono più o meno alle province dei maggiori capoluoghi di regione.
L'operazione taglia-campanili era già stata tentata in passato nelle parole, mentre nei fatti continuavano a proliferare. Conquistavano così l'alloro di capoluogo provinciale Fermo (36 mila abitanti), Verbania (31 mila), Vibo Valentia (34 mila), Lanusei (5 mila), eccetera eccetera. Poi i morsi della crisi e le campagne anti-casta hanno spazzato via ogni remora, o quasi. Tutti soffrono i tagli, il più vago degli enti amministrativi non poteva cavarsela. Evviva.
Però, intanto, se l'obbiettivo è risparmiare, alla fine di quanto sarà questo risparmio? Il governo non ha fornito cifre ufficiali. Secondo chi al governo c'è stato, l'ex ministro Giulio Tremonti, nella casse dello stato resterebbero 200 milioni in più. L'immancabile Bortolussi della CGIA di Mestre ne ha calcolati 510. Secondo i più furibondi fustigatori della casta, si potrebbe arrivare anche a 2 miliardi.
Solo che a oggi tutto l'ambaradan di miliardi ne costa 13, poiché le vituperate province qualche servizio lo rendono e i loro costi dovranno essere ovviamente presi in carico da altri, comuni o regioni che siano. Ma attenzione: quei calcoli, per quanto discordanti, si riferiscono all'abolizione di tutte le province, non di 35. I conti della serva dicono quindi che il risparmio potrebbe andare dai 60 ai 600 milioni.
Pochi o molti, sempre soldi in meno sulle spalle del cittadino. Ma perché sulle medesime spalle non ricadano altri guai, a questo punto bisognerebbe sapere come cambieranno le province accorpate, tipo la nostra. A chi i patrimoni immobiliari? Dove va il personale? E a chi gli uffici centrali delle forze dell'ordine, del fisco, la camera di commercio e così via?
Su questi temi, non c'è provincia accorpata dove non sia scoppiata la rissa. E, di nuovo, non si tratta solo di capricci paesani, ma anche di bisogni veri dei cittadini. Stando al nostro caso romagnolo, è facile vedere come ciascuno abbia da spendere delle proprie buone ragioni. Ravenna, più per storia che per la leggera prevalenza di popolazione - che comunque è il criterio scelto dal governo - sembrerebbe la capitale più ovvia. Ma a Forlì-Cesena ribattono che sommando i cittadini dei loro ex-capoluoghi, il totale è di molto superiore; più concretamente, mettono sul piatto la loro collocazione "baricentrica" (anche se non si capisce se si riferiscono a Forlì o a Cesena) che risulterebbe più comoda per ogni romagnolo.
E Rimini? A parte l'invidia di cotanta coesione fra forlivesi e cesenati, quando riminesi e riccionesi da che mondo è mondo non sono mai riusciti a battere un chiodo assieme, sulla costa, dove "siamo più avanti", si parte dal web: provate a cliccare su Google e vediamo chi fra tutti raccoglie più notorietà! Con più fondamento, si osserva poi che certi problemi, a iniziare dall'ordine pubblico, non si capisce per quale motivo dovrebbero essere gestiti da città dove ce ne sono di meno.
Ma la discussione è appena iniziata, né si sa quando, e come, finirà. Da noi siamo ancora al fioretto, mentre da molte altre parti si annunciano mazzate: fior di ricorsi alla corte costituzionale, e con qualche parvenza di fondatezza. Il governo dei tecnici, che in questa materia quanto a pressapochismo ha dato dei punti a molti esecutivi politici, fra poco se ne laverà le mani. Il meno che si possa dire del provincione romagnolo è che nasce male. Ma chissà, anche i figli non voluti, se si impara ad amarli, possono venir fuori dei gran bravi ragazzi.

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