RIMINI L’ultimo riminese che parla con tutti
RIMINI - Notizie Borgo S. Giovanni - mer 23 lug 2008
di Lorella Barlaam
[{Renato Gennini ha vissuto tutti i suoi 94 anni in via Cairoli}
“Nessuno dei miei figli ha voluto fare il falegname come me”]
Da casa al lavoro dieci minuti, otto se cammino veloce. Ci sono mattine che i minuti sono sette, e mentre percorro via Cairoli recitandomi il mantra del poco tempo e troppe cose da fare, lo vedo ogni giorno. Seduto sulla soglia della sua bottega, regalmente appoggiato al bastone, un sorriso negli occhi azzurri e sul volto aperto.
E’ un signore anziano, affacciato alla strada come alla sponda di un fiume, a guardare serenamente la corrente. Ha una parola, una battuta per tutti. Lo saluto sempre, passando. E stamattina mi chiede: “Lei crede ai sogni? Perché io stanotte ho sognato che dovevo innaffiare questa pianta”. E con il più bel sorriso sta appoggiato ad un palo di divieto di sosta con un bicchier d’acqua in mano.
Allora mi fermo. Per sentirlo raccontare. “Sono nato il 14 giugno 1914, mi chiamo Renato Gennini. Forse sono l’unico rimasto ad essere nato e vissuto qui, in via Cairoli, per tutta la vita. Sono nato nel palazzo degli Agostiniani: allora al piano terra c’erano i pompieri, babbo era capo-meccanico, con la patente per le automobili e perciò gli hanno dato l’appartamento. Lì ci son state le Scuole elementari, poi l’opera Balilla, con le palestre…. Dopo le Scuole Industriali sono diventato maestro d’arte in falegnameria. Nel ’43 mi sono sposato e ho comprato la casa dove ancora abito. Per tutta la vita ho fabbricato mobili. Ancora nella bottega ho la sala da pranzo che ho fatto per mia sorella: quando è morta i nipoti non l’hanno voluta.”
Adesso vive solo? “Io sono nato qui, e resto qui. Ho due figli, nipoti e pronipoti: una famiglia grandissima. Un nipote è marinaio, una insegna inglese. Falegname non è diventato nessuno, perché non ho voluto, adesso mi tocca lasciare gli attrezzi, tutto lì, credevo fosse un lavoro che non dava sostentamento, invece si vive bene lo stesso. Forse non conviene campare tanto, e adesso che sono così avanti voglio raccontare le cose che ricordo, per tramandarle”.
E Rimini, com’era? “Rimini allora era piccola. I riminesi erano brave persone, che lavoravano, e di Rimini mi è sempre piaciuto tutto, a cominciare dalle belle donne. A sett, otto anni, con i miei amici si giocava col frullo, col cerchio… non c’erano molte cose, ma si girava tutto il giorno. Al mare si andava sempre, e non bastava il mare, si andava al fiume Marecchia, anche se era pericoloso. Ho sempre lavorato, ma andavo anche in giro in bicicletta, a Riccione, a Santarcangelo: si faceva merenda, un bicchiere di vino e via. Adesso davanti alla mia bottega passano tante persone, io parlo con tutti, mi vuoi levare anche di parlare? Ma tu dove vai, sempre di fretta? Non hai ancora guadagnato abbastanza soldi?”
E mi sorride, negli occhi tutto il tempo del mondo.
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