PRIMO: SALVARE L'IMPRESA

RIMINI - Notizie primo piano - mer 24 ott 2012
di Stefano Cicchetti

E sull'edilizia: via la burocrazia per un grande piano di ristrutturazione del patrimonio esistente
Bugli (CNA) : "Un appello che riguarda tutti"

E' sotto gli occhi di tutti: la situazione economica corre verso un deterioramento sempre più rapido. La crisi sta assumendo proporzioni drammatiche, che mettono in forse la stessa sopravvivenza delle imprese.
La stretta è micidiale. Da una parte, il credito alla piccola media impresa e alle famiglie non arriva quasi più; e se, e quando, arriva, ha costi insostenibili. Dall'altro, i fatturati sono in caduta libera, mentre nel panorama di recessione generalizzata non si intravede ancora via d'uscita. Non bastasse, quando anche si lavora, gli insoluti raggiungono quote preoccupanti. Da parte sua, lo Stato non attenua la pressione fiscale, ma nemmeno riduce la burocrazia, gli adempimenti, i costi fissi dei suoi ritardi e delle sue inefficienze.
Stefano Cicchetti
Secondo Salvatore Bugli, Direttore provinciale di CNA Rimini, "La sopravvivenza delle imprese è una questione vitale che non riguarda solo loro, ma tutto il Paese. E' in discussione il nostro stesso modo di essere. E non ho paura di affermare che si tratta di salvare la democrazia, quella economica, sostanziale".
Ma perché? "Se i luoghi dove si produce ricchezza di spengono - spiega Bugli - è tutto il sistema che salta. In Italia, seconda nazione manifatturiera dell'Unione Europea, il sistema che abbiamo è quello della media, piccola e piccolissima impresa. Solo la Germania ha una rete di PMI paragonabile alla nostra, senza tuttavia arrivare al 92% di imprese sotto i 10 addetti. Questo sistema va preservato non solo perché ci ha resi competitivi nel mondo. Se la produzione della ricchezza è affidata a un sistema di ‘impresa diffusa' come il nostro, sarà più facile tutelare un interesse più generale invece di privilegiare pochi ‘padroni del vapore'. E poi l'Italia si è sempre tirata fuori dai guai proprio grazie alla flessibilità e alla creatività dei suoi piccoli imprenditori e anche ai rapporti di convivenza quotidiana con i loro collaboratori. Per questa via non solo si sono sviluppate le eccellenze del ‘made in Italy'. Si è anche strutturata una rete di comunanza, di solidarietà, che ha permesso al tessuto sociale di reggere agli stress più duri. Pensiamo agli anni '70 o alla crisi della lira nel 1992. Ora però, con la piccola impresa in grave difficoltà, potrebbe venir meno anche il ‘paracadute sociale' che ha sempre costituito".
Che fare, allora? "Per preservare il tessuto dell'impresa diffusa - risponde Bugli - va messo in campo uno sforzo straordinario da parte di tutti. Che non può essere solo rivolto ragionieristicamente al risanamento dei bilanci. Dev'essere una prova di coesione da cui nessuno può chiamarsi fuori: né le banche, né gli enti pubblici, né le stesse imprese. La metafora della barca in cui siamo tutti sarà anche abusata, ma non per questo vale di meno. Se molte imprese affondano, non c'è bilancio di banche, enti pubblici o altre imprese che possa sentirsi al sicuro. Per questo, come associazione di categoria, ci siamo impegnati a non lasciar niente di intentato. Ciascuno metterà in campo le sue idee. Come CNA ne abbiamo alcune su credito, formazione, innovazione, fino alla creazione di una vera Scuola di Impresa per i giovani che vogliono mettersi in proprio. E alle tante emergenze occorre dare un minimo di ossigeno. Per esempio, l'edilizia: secondo noi non ci vogliono incentivi a pioggia e siamo d'accordo a fermare il consumo del territorio. Ma la semplificazione massima, quella sì la chiediamo, perché con due anni di attesa per avere i permessi non si va da nessuna parte. E chiediamo un pacchetto per il credito magari sostenuto dalla Regione, finalizzato a un grande piano di ristrutturazione del patrimonio edilizio di cui il nostro territorio ha urgente bisogno, dal punto di vista energetico, anti-sismico e anche della qualità estetica. Ne va della qualità del nostro prodotto turistico, ma soprattutto della qualità delle vita e della sicurezza delle persone, come purtroppo la cronaca ci rammenta".

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