L'ULTIMA LINEA

RIMINI - Notizie primo piano - mer 26 set 2012
di Stefano Cicchetti

E nemmeno il turismo ci basta più per galleggiare
Anche le imprese sane fanno fatica perfino a pagare gli stipendi

CNA, Confartigianato, Banca di Rimini e Banca Malatestiana hanno firmato un protocollo d'intesa "per agevolare il superamento di una crisi economico-finanziaria che sta colpendo in profondità il tessuto delle piccole imprese, settore portante dell'economia riminese, minandone la stessa sopravvivenza". Si tratta di una serie di condizioni che le banche di credito cooperativo locali attueranno d'intesa con le due associazioni di categoria, che da sole rappresentano circa 10 mila imprese della provincia. Ma attenzione: prima ancora degli investimenti, il credito servirà per pagare gli stipendi. Perché oggi anche l'azienda più sana trova difficoltà perfino in questo.
Il presidente di CNA della provincia di Rimini, Renato Ioli, ha descritto così la situazione: "Il credito alle imprese è diminuito del 40 per cento in meno di un anno. Il timore diffuso è di un nuovo blocco totale, come già era accaduto alla fine del 2011. I consorzi fidi hanno svolto un ruolo importantissimo, garantendo il credito, fino al 50 per cento del finanziamento, a chi non era nella condizioni richieste dalla banche. Ma nemmeno questo sostegno basta più. E al nostro territorio non basta più nemmeno la ‘valvola di sicurezza' del turismo, che fino allo scorso anno ci aveva consentito di limitare i danni. I primi dati sulla stagione appena conclusa parlano di un 10 per cento in meno per la redditività degli alberghi, che arriva anche al 30 per cento per l'extra-alberghiero. D'altra parte, per la prima volta sono diminuiti anche gli sportelli bancari: da noi del 2,6 per cento". Quindi anche il balneare è in sofferenza, dopo le violente crisi che stanno facendo terra bruciata nell'edile, l'impiantistica, i servizi. Il manifatturiero tiene solo se esporta, ma da noi si tratta di una sparuta minoranza.
Fare di necessità virtù. Mai come oggi il vecchio proverbio trova il suo senso. La "virtù", cioè il semplice stare alle regole, oggi è la necessità per tutti. Moralismo? Niente affatto: è questione di vita o di morte. Per le imprese, per le banche, e per tutto un sistema che semplicemente così com'è non regge più. E non se ne esce contrapponendo banche a imprese, o scatenando guerre civili fra dipendenti e lavoratori autonomi, fra nord e sud, fra autoctoni e immigrati e così via. La barca è questa per tutti.
La "virtù", però, se è la condizione minima di sopravvivenza, non è ancora la soluzione per tirarsi fuori dal baratro. Occorrerebbe qualcosa di più. Ma quel qualcosa porta un nome che è divenuto marchio d'infamia: si chiama politica. Che non è fatta solo dai politici di professione, ma da una classe dirigente nel suo complesso. Lo spettacolo che essa ci ha offerto e continua generosamente a offrirci, parla da sé.
Il governo Monti è come la Vecchia Guardia di Napoleone: l'ultima linea, dietro la quale non ci sono più truppe. Buona per la resistenza a oltranza, inadatta al contrattacco vincente. Se non saremo capaci, e alla svelta, di mandare al fronte forze fresche, ci resterà solo un'unica e ben misera soddisfazione: quella di gridare la parola di Cambronne in faccia al nemico che ci travolge sui campi di Waterloo.

 

 

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