SISTRI, UNA COMMEDIA ALL'ITALIANA

RIMINI - Notizie primo piano - mer 29 ago 2012
di Stefano Cicchetti

Mentre scatta l'ennesimo rinvio, i pompieri dell'Aquila hanno inventato da soli un sistema semplice ed economico

Più di 300 mila imprese hanno pagato 70 milioni di euro un monitoraggio dei rifiuti che non c'è

Volete far arrabbiare, ma di brutto, un imprenditore? Basta una parola magica: SISTRI. Cioè il "Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti", già previsto dal governo Prodi, nato nel 2009 su iniziativa del Ministero dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.
Sapere dove vanno i rifiuti (in Italia l'80% rientra nella categoria dei rifiuti speciali, di cui il 10% sono pericolosi) è fondamentale per l'ambiente, la salute, la legalità. Il monitoraggio, giustamente, viene dunque presentato come arma formidabile contro le varie mafie che prosperano sugli smaltimenti illegali, nonché contro le inefficienze delle pubbliche amministrazioni. La gestione del sistema viene quindi affidata al Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente.
Fin qui tutto bene. Se non che, il 12 luglio scorso il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha sospeso l'avvio del SISTRI fino al dicembre 2013 "per verifiche tecniche". Non è il primo, ma il nono rinvio in tre anni. Intanto, 300 mila imprese e 22 mila autotrasportatori hanno sborsato (secondo CNA) la bellezza di 70 milioni di euro. Per ricevere in cambio 500 mila chiavette Usb (a 75 euro più Iva l'una), 90mila black box (600 euro l'una, installabili solo presso officine specializzate con tecnici appositamente formati). Altre spese per formare il personale e aggiornare periodicamente il sistema. Peccato che tutto questo non funzioni. O almeno, finora gli svariati "click day" che avrebbero dovuto metterlo in moto si sono risolti in altrettanti fallimenti. Ora l'ennesimo rinvio parrebbe preludere all'affossamento definitivo: con il decreto sviluppo, il governo ha di fatto annullato il contratto stipulato tra il ministero dell'Ambiente e Selex Elsag, l'azienda del gruppo Finmeccanica che ha realizzato il sistema.
C'è già di che mandare in bestia il più docile dei contribuenti. E invece non basta. Il giornalista Emilio Casalini, collaboratore di Milena Gabanelli, scopre che un "SISTRI" in Italia c'è già, funziona a meraviglia e costa pochissimo. Lo hanno inventato i Vigili del Fuoco dell'Aquila per monitorare lo smaltimento delle macerie del terremoto. Non c'è voluto un nobel dell'informatica, ma "Giuseppe Romano, dirigente dei vigili del fuoco - riferisce Casalini sul Corriere della Sera - che ha sviluppato il software con un ingegnere informatico, un paio di ragazzi e 20mila euro". Al trasportatore costa in totale meno di 400 euro ed è installabile da chiunque. Tutto viene registrato e i dati immessi on line, senza scomodare forze di polizia o segreti di stato. Già, perché sul contratto con Selex il governo nel 2008 aveva posto addirittura il "segreto amministrativo", poiché Finmeccanica lavorava con una "avanzatissima tecnologia militare".
Secondo il quotidiano La Repubblica, il SISTRI ministeriale avrebbe celato un business da 500 milioni. Intanto la Selex finiva agli onori delle cronache per i vari scandali Finmeccanica. La quale Selex, a fronte dell'affare pericolante, annuncia ora la cassa integrazione per tutti i dipendenti, "inizialmente" per 13 settimane. Alle prossime, un diluvio di contenziosi, in un tutto contro tutti fra Stato, Selex, imprese, associazioni di categoria, movimenti dei consumatori, sindacati.
"I vantaggi per lo Stato, derivanti dall'applicazione del SISTRI, saranno quindi molteplici in termini di legalità, prevenzione, trasparenza, efficienza, semplificazione normativa, modernizzazione. Benefici ricadranno anche sul sistema delle imprese. Una più corretta gestione dei rifiuti avrà, infatti, vantaggi sia in termini di riduzione del danno ambientale, sia di eliminazione di forme di concorrenza sleale tra imprese, con un impatto positivo per tutte quelle che, pur sopportando costi maggiori, operano nel rispetto delle regole". Così recita il sito del Sistri, tutt'ora on line. Ma siate clementi, non fatelo leggere al vostro amico imprenditore.

 

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