LA PARTITA PIÙ DURA

RIMINI - Notizie primo piano - mer 01 ago 2012
di Stefano Cicchetti

Con tutti i nostri difetti almeno non dormiamo nella paglia
Come far sopravvivere il turismo in tempo di crisi: eppure ce la possiamo giocare

Il turismo russo in riviera vale un miliardo di euro. Ma gli ex sovietici sono ancora ingenui in fatto di vacanze: a riprova, ancora ignorano dove sia l'Ombelico del Mondo. E invece di fiondarsi in Viale Ceccarini appena scesi dal Tupolev, in maggioranza si dirigono ignari dalla parte opposta, nella dozzinale Rimini, dove si può anche ricevere l'affronto di dover pagare una mezza pensione appena 35 euro.
Di qui l'iniziativa degli albergatori riccionesi per dirottare i flussi di rubli colà dove si conviene.
Ma che siano davvero rubli, e non copechi: "Cerchiamo un turismo di qualità", avverte Stefano Giuliodori, presidente del Consorzio Riccione turismo.
A questo scopo la Perla Verde ha aperto un suo stand all'aeroporto di Miramare, ma nella vip luonge. E l'anno prossimo il Consorzio riccionese andrà al Mit di Mosca per conto suo, con proprio materiale promozionale ben distinto da quello riminese. Una nuova glasnost provvidenziale per Russi, che già faticano a distinguere la Romagna dalla Romania.

Non bastasse, la Perla punta sull'altro emisfero e nel 2013 la promozione toccherà anche Rio de Janeiro. Dove, poveretti, sono ancora convinti che Ipanema sia una delle spiagge più famose del mondo.
Ancora una volta, molti sorrideranno della nostra proverbiale incapacità di parlare con una voce sola, in un mix di megalomania e piccinierie.
Ma siccome la realtà ha sempre due facce, i motivi per consolarsi non mancano.
Infatti, se noi i Russi ce li litighiamo, ci sono invece lidi che di scrivere in cirillico ne hanno punto voglia. Se noi ci arrabattiamo, e ci inventiamo l'ininventabile, e ci arrabattiamo fino all'ultimo evento, altrove, abituati a ben altri fasti, storcono il naso di fronte ai nuovi ricchi. Rischiando però la desertificazione.
Succede a Forte dei Marmi, dove va a ruba il libro "Morte dei Marmi" dello scrittore locale Fabio Genovesi: un'invettiva contro la colonizzazione delle grandi firme, i villoni e gli albergoni per nababbi che cancellano le villette, l'omologazione con le disprezzate Cortina e Porto Cervo, noti ricettacoli di parvenu.
Nella quale Porto Cervo, a loro volta, gli operatori osservano malinconici i traghetti pieni a metà, il turismo "medio" cancellato dalla recessione, mentre a far festa in discoteca (e a comprare immobili) sono rimasti, tanto per cambiare, solo sceicchi arabi e plutocrati russi.
Invece, con tutti nostri guai e i nostri limiti, in Romagna non si dorme nella paglia. In un'illuminante intervista sul Resto del Carlino, una tour operator russa ci rimette coi piedi per terra: i ricconi a sei zeri possiamo sognarceli, vanno nel golfo di Napoli e a Sanremo. Però possiamo giocarcela con la classe media, anche perché restiamo più competitivi dello stesso Mar Nero. E siamo a due passi dalle città d'arte che nemmeno la Turchia, pur con hotel più attrezzati dei nostri, può offrire. Attenzione: "classe media" in Russia significa ormai 50 milioni di persone. E sono 300 milioni i cinesi che già si possono permettere un viaggio all'estero. Dunque, le premesse per lavorare bene le abbiamo tutte.
Intanto a Bruxelles si son scordati del turismo e dei beni culturali. Cancellati dalle 11 priorità Ue, dopo le tante parole spese perfino nella Costituzione Europea. Gnassi e Vitali hanno scritto a Monti, per ricordargli che non si tratta di folclore da bagnini, ma del primo business del mondo. Nell'incerta attesa di una risposta, possiamo fare solo quello che abbiamo sempre fatto: arrangiarci con le nostre sole mani. Mani a volte maldestre, ma callose. Perché, per fortuna, non sono state mai ferme.

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