De Pisis e gli altri

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 27 giu 2012
di Annamaria Bernucci

Nel centro storico erano numerosi gli atelier di pittori e scultori
Piccolo itinerario tra gli studi degli artisti del ‘900 riminese

A volte alcuni luoghi della città possono trattenere memorie legate all'attività degli artisti, dai vissuti spesso estrosi, stravaganti o al contrario connotati da estrema riservatezza. Capita che indagando nelle biografie degli artisti, dense di curiose relazioni e di incontri (e anche scontri), emergano anche i luoghi dove si avvicendavano le relazioni di lavoro e di amicizia, centro e officina della attività artistica. Sullo scorcio degli anni '30 a Rimini, in una città oramai indirizzata verso un'espansione turistica sempre più popolare si incrociano alcuni destini e molti proficui incontri.

Un decennio particolare per l'arte a Rimini fu quello che vide, seppur per un breve periodo, la presenza di Filippo De Pisis. Nell'estate del 1940 e in quella del '41 il pittore, come racconta Luigi Pasquini "sospinto dalle tempeste internazionali, aveva messo piede nella nostra città malatestiana. Alloggiava in una vecchia locanda, sorta di alberghetto da disertori, un sito da coppie clandestine..".
De Pisis era cliente dell'Albergo Montefeltro in Piazza Cavour di fianco al Teatro e amava ricevere i suoi ospiti nella trattoria della Pescheria; il suo studio, invece, era in via Bertola dalle parti di Piazzetta S.Bernardino. L'entourage artistico riminese con cui si relazionava era fatalmente attratto dalla sua eccentrica personalità; all'appello non mancava nessuno di coloro che erano emersi in quegli anni sul palcoscenico dell'arte riminese: Luigi Pasquini, Giovanni Sesto Menghi, Elio Morri, Demos Bonini, e, unica ammessa tra le donne, con qualche dimistichezza con l'arte, Alba Foschi, futura proba insegnante di educazione artistica. Né mancavano i letterati che si davano voce e appuntamento in quella vetrina riminese, accecata dalle bizzarrie e dalle sconvenienti originalità dell'ospite ferrarese. Giovanni Comisso (che nel '40 restituirà un ineguagliabile ritratto letterario del pittore) e Marino Moretti, Gaetano Arcangeli e Giuseppe Raimondi.Anzi Comisso, in completa crisi epistolare, raggiunge nel 1940 De Pisis a Rimini dove era venuto in vacanza, ma rimase colpito nel constatare come l'artista fosse nel frattempo divenuto un autentico protagonista dell'ambiente riminese. "Ho qui modelli fatti d'ambrosia"scriveva a Comisso, Pippo De Pisis che tra la marina e la città non si faceva mancare amicizie maschili. Vanitoso, avaro e marchettaro De Pisis non faceva fatica a farsi riconoscere nella città. Dagli abiti eccentrici o stropicciati all'immancabile pappagallo Coco (anzi Coco II° poiché il primo era rimasto a Parigi sino alle vicende belliche), nella pittura della nostra provincia lasciò tuttavia una lezione profonda. Demos Bonini fu artista profondamente attratto dalla pittura del ferrarese; il suo studio era in affaccio ai giardini dell'Arengo, nello storico Palazzo Ripa di via Verdi 11, rimasto a lungo vivo nella memoria dei riminesi.
Anche il pittore e studioso Giovanni Sesto Menghi scoprì in quello scorcio d'anni con De Pisis una pittura libera, sciolta dalle secche del novecentismo. Fu anche il suo primo falsario (col consenso del ferrarese), apprendendo una pittura atmosferica, versatile, stenografica, come scrive P.G. Pasini, affine a quella del maestro. Menghi, riservato allievo in gioventù di Gino Federico Luchini a Bologna, fu cultore d'arte e collezionista, protagonista della vita culturale riminese nel Museo Civico e nella Biblioteca Gambalunga. La sua tempra umana e la forte tensione morale nel secondo dopoguerra lo videro sindaco di Longiano, da cui proveniva la famiglia. Era cuoco fantasioso e prodigo, persino ricercato e non mancava di estendere inviti agli amici artisti e agli intellettuali di passaggio nel suo studio in cene rimaste memorabili. Nel marzo del 1944 cinque bombe americane polverizzarono il suo studio nel cortile di Palazzo Ripa, sul corso d'Augusto, poi, dopo il '45,si trasferì in via Bonsi. Nel 1987 in via Pani al numero 5, dove successivamente ebbe lo studio-abitazione, Giovanni Sesto Menghi, all'età di 80 anni, subì un furto d'opere d'arte e un'aggressione odiosa, data l'età e lo stato di salute che lo indusse ad abbandonare Rimini per Longiano.

 

 

 

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