Pronti a governare la cittā

RIMINI - Notizie primo piano - mer 27 giu 2012
di Stefano Cicchetti

Manduchi, Conti, Scarponi: intervista a tutto campo con tre attivisti
"...e di questo passo sarà molto presto": la sfida del Movimento Cinque Stelle

Rimini è stata fra le primissime città a vedere l'esplosione del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (fra l'altro è riminese anche sua prima moglie, Sonia Toni). A un anno dall'ingresso di ben tre esponenti del M5S nel consiglio comunale, che bilancio si può trarre? Massimo Manduchi, Mirco Conti e Antonio Scarponi tengono a sottolinearlo: non parlano a nome del Movimento, ma sono semplici attivisti. Non per questo si tirano certo indietro da una chiacchierata con noi. Sul Movimento, sul lavoro svolto in città e ne consiglio comunale, soprattutto sui problemi di Rimini e le possibili soluzioni.

Qual è il vostro bilancio del primo anno del M5S nel consiglio comunale riminese?

Massimo Manduchi: «Bilancio positivo. Consideriamo anche che il gruppo era completamente privo di esperienza politica e amministrativa.. Le nostre propose di delibere le abbiamo fatte, due o tre sono state approvate, le nostre osservazioni al bilancio le abbiamo avanzate. In particolare è passato l'utilizzo dell'open source come tecnologia per informare i cittadini in materia sanitari, sulla tutela dell'ambiente. E poi è passata la proposta di utilizzare i led per l'illuminazione pubblica, il che farebbe risparmiare veramente tanti soldi all'amministrazione pubblica. Dunque soddisfatti sì, ma non è facile, perché con la legge sull'elezione diretta del sindaco l'opposizione tutto sommato ha un ruolo veramente marginale. Poi però siamo in piazza tutte le mattine coi gazebo, adesso stiamo raccogliendo le firme contro il Trc. Abbiamo una presidenza di commissione molto importante, la stiamo convocando: per gli scarichi a mare, per la Aeradria. E qui avevamo visto lungo: già un anno fa avevamo denunciato le irregolarità contabili che oggi vengono fuori. Abbiamo spinto per avere consigli tematici, come sul Trc, Portando cifre su quanto sia inutile e poco voluta dai cittadini quell'opera. Ma purtroppo l'amministrazione è poco avvezza al confronto con la cittadinanza. Non sono proprio capaci».

Mirco Conti: «Siamo sperimentando, primi in Italia, un approccio più vero e partecipativo. Ogni lunedì sera ci incontriamo: ma non solo fra noi, chiediamo a tutti i cittadini di partecipare alla nostra riunione, nella quale si discutono gli ordini del giorno del prossimo consiglio comunale. Tutti possono votare e le indicazioni prese dalla maggioranza vengono recepite dai tre consiglieri. Ogni cittadino, non solo gli attivisti, può sia intervenire che votare».

Prossimi obiettivi?
M. M.: «Governare Rimini!».

Ma entro questa legislatura?
M. M.: «Be', fra qualche mese siamo alla fine. Un modo di amministrare come questo non avrà una vita tanto lunga. Non si risolvono i problemi di Rimini con feste, chiringuito, ruote e Notte Rosa».

M. C.: «..e interventi a La 7..».

M. M.: «I problemi di Rimini sono grossi e nessuno li vuole affrontare: scarichi a mare, Pm10, situazione patrimoniale con gli indebitamenti, viabilità, un Palas che non ha voluto nessuno, messo lì di forza per favorire un 3% degli albergatori, i soliti noti, che a quanto ci risulta avrà aperto sì e no 10 giorni in un anno. Con una fiera che lavora 90 giorni all'anno, non dimentichiamocelo. Tutto fatto a debito».

Antonio Scarponi: «Come la ricapitalizzazione di Aeradria fuori bilancio, come spesa ordinaria».

Priorità?
M. M.: «Stop al consumo del territorio, assolutamente. Una moratoria di 10 anni: prima si utilizzano gli appartamenti sfitti, che sono circa 16 mila a detta dello stesso presidente della Provincia, poi andiamo a costruire altro. C'è tanto da fare: chiudono le scuole perchè non hanno l'abitabilità... Allora recuperiamo gli edifici pubblici, rendiamo gli edifici sostenibili: ci sarebbe lavoro per tutti».

M. C.: «...E ci sono i centri storici da riqualificare!».

Antonio Scarponi: «...E poi c'è l'inceneritore che continua a non essere visto come provocatore di patologie, mentre in realtà è così. Continuano a sostenere che non ci sono dati scientifici attendibili, ma il principio di precauzione dovrebbe prevalere, per ridurre invece le emissioni dell'inceneritore e portarci invece verso una raccolta differenziata veramente spinta».

E per l'economia?
M. M.: «Il problema è che Rimini non ha mai avuto una dimensione d'insieme. Negli ultimi 15 anni si è andati avanti a spot, non secondo una tabella di marcia articolata e concreta. Si davano i soldi a pioggia, si copriva tutto con un bell'involucro, ma la sostanza rimaneva quella. Oggi però non ci sono più gli stranieri a parte i Russi, che vengono, comprano e se ne vanno. Non è un turismo che dà benefici alle attività. Bisognerebbe invece legare il turismo a un concetto di città sostenibile. Oggi invece siamo come Milano. Chi verrebbe a intrupparsi qui per non trovare un parcheggio? E gli scarichi a mare, se ne parla da 40 anni ma nessuno ci ha mai voluto mettere le mani. Oggi abbiamo un mare che fa schifo, la gente si ammala e ci lamentiamo che non c'è il turismo? Per le imprese manifatturiere: perché non è stato avviato in serio processo legato alla sostenibilità, come costituire un "polo verde". Perché non sono state attirate aziende delle nuove tecnologie, delle energie rinnovabili? Abbiamo un'azienda meccanica ai massimi livelli mondiali: perché non è stata riconvertita? Continuiamo a costruire macchine, e basta».

Il credito?
M. C.: «Occorrerebbe una spinta maggiore dell'amministrazione perché le banche aprano alle imprese. E' vero che la situazione internazionale è quella che è, però una spinta decisa dell'amministrazione per mettere gli imprenditori nelle condizioni di accedere al credito, in qualche modo qualcosa in più potrebbe produrre».

M. C.: «.. o quanto meno valutare le buone idee, come fanno in altri paesi».

A. S.: «L'amministrazione dovrebbe rapportarsi di più con gli operatori economici. Un canale diretto di dialogo non c'è».

M. M.: «..Mentre le associazioni di categoria sono conniventi con i poteri attuali. I vertici delle associazioni, nessuna esclusa, hanno fatto i loro interessi particolari svendendo la situazione generale dei propri soci. Sennò non avrebbero certo permesso di costruire uno dei centri commerciali più grandi in Italia, e il più vicino al centro storico. Lo hanno detto gli stessi ideatori degli ipermercati: una cosa così non l'hanno mai vista in Europa. Ma mentre il centro storico moriva, le associazioni dove erano? Eppure bastava vedere l'esempio di Savignano, 15 anni fa».

Ma le risorse per fare le cose dove si trovano?
A. S.: «Il problema del denaro è contingente. E a noi viene anche un sospetto, per esempio sugli scarichi a mare. Il nostro capogruppo Camporesi ha chiesto a Hera un quadro storico degli sversamenti a mare. La risposta non è mai arrivata. Nella contingenza, si potrebbe intanto verificare se davvero tutti questi sversamenti sono necessari, visto che secondo noi il loro aumento è sproporzionato rispetto agli anni prima. Non è che si potrebbero evitare con una semplice manutenzione degli impianti? Poi, ci sono i famosi progetti che giacciono in comune, a partire dal tubo che non si capisce se dovrà arrivare fino in Croazia, e quello dello sdoppiamento delle fogne. Comunque opere che prevedono esborsi ingenti. Noi pensiamo che opere del genere, che prevedono durate superiori a un mandato legislativo, debbano essere chieste e condivise dai cittadini. Una sorta di town meeting dove si chiede se si è d'accordo su questo impegno che graverà su tutti, se è prioritario, e se lo è, come finanziarlo. Volete più tasse? Se la priorità c'è, i cittadini sono responsabili e sapranno assumersi anche quell'onere».

M. M.: «Non è utopia, ci sono esempi concreti. Il sindaco di un piccolo comune dell'hinterland milanese ha convocato i suoi cittadini e ha chiesto: svendiamo il nostro territorio al futuro Expò o ce lo teniamo? Se ce lo teniamo, però, dobbiamo aumentare le tasse. I cittadini hanno deciso di aumentarsi le tasse. Cinque anni dopo quale sindaco è stato riconfermato con quasi il 70% dei voti».

A proposito di Trc, qual è l'alternativa che proponete?
A. S.: «Potenziare la linea esistente, fare una vera corsia protetta. E non è vero che il Cipe, ha vincolato i fondi al Trc. Sono vincolati al tema della mobilità, non a quell'opera quasi inutile, a senso unico alternato. Quindi esistono soluzioni meno costose e che forse potrebbero meglio incentivare il turismo. Fra l'altro il Trc non è collegato all'aeroporto, non tocca nessuno dei punti nevralgici».

M. M.: «Abbiamo una città spaccata in due, ma così la spacchiamo ancora di più. Ergiamo due barriere tra la zona monte e la zona mare di cemento armato e il problema viene accentuato. Ma dov'è la logica in tutte queste scelte? E dov'è la logica in un Palas fatto dove prima c'era una fiera, tolta perché dava fastidio? Loro pensano che i cittadini si siano dimenticati? Ma per la viabilità facciamo semmai i parcheggi, che a Rimini non ci sono».

Conclusione?
M. M.: «Ci dicono che siamo dei qualunquisti che dicono no a tutto. In realtà questa è un'affermazione in malafede, perché basta andare sui siti, sia il nostro locale che quello nazionale per leggere un programma ben articolato. E anche scorrere le cronache dei consigli comunali, dove abbiamo fatto proposte concrete. Ma che a detta del capogruppo Pd Agosta, lui voterà sempre contro a prescindere. Se questo è il loro senso di responsabilità, a casa devono andare: questa è la nostra conclusione».

M. C.: «Le parole esatte di Agosta non le ricordo, ma disse anche, all'incirca: indebitarsi, indebitarsi, indebitarsi. Se questa è una strategia di un'amministrazione, noi siamo molto, ma molto perplessi. Anche perchè come indebitamento siamo molto, ma molto avanti. Noi chiediamo invece la responsabilità personale dei dirigenti e degli amministratori: quando fanno dei danni, paghino loro».

 

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