RIMINI El Libertador Maximo
RIMINI - Notizie Opinioni - mer 06 ago 2008
di Nando Piccari
[{Il caso Lugaresi}
Anche in politica per crescere bisogna uccidere il padre]
Se nei prossimi giorni vi suoneranno alla porta, potrebbe essere l'On Pini, mandato dal suo Ministro della Razza Padanica ad ordinarvi di guardare {Barbarossa}, la fiction nata dalla famosa marchetta telefonica di Saccà a Berlusconi, che andrà in onda non appena Bossi finirà di dettarne la sceneggiatura, basata su di una rigorosa ricostruzione storica: quel “marocchino” di Barbarossa invase la Padania e i “lumbard” del federalista Alberto Calderoli da Giussano gli fecero un mazzo così.
Ma ora basta di irridere i leghisti, perché in loro vece si offende Massimo Lugaresi, che a bordo del suo “Liberarimini” (un carrettino online a trazione simil-socialista) si sta sempre più avvicinando al carroccio, blandendolo con la prosa stizzoso-arrancante di articoletti scritti col suo computer che non va a pile: va a bile. Giorni fa, lo ha irritato la mia indignazione per “il dito” di Bossi all'inno d'Italia. {“penosa...non fa ridere”}. Certo, fa più ridere che lui continui ad elogiare Tremonti, Brunetta e Sacconi, chiamandoli con sprezzo del ridicolo {“i ministri socialisti del governo”}.
Polemizzando con Lugaresi, so di essere l'unico a prestargli attenzione; per questo lo faccio solo dopo la sua terza “stuzzicata”, secondo la regola - ogni tre corner rigore - che vigeva nei campetti in cui giocavo a calcio da bambino. Una regola a lui sconosciuta, perché il suo innato estro col pallone l'ha subito portato a calcare campi veri; per poi dischiudergli le porte della politica, quando i comunisti di Viserba ritennero un bel segno di apertura eleggere in Consiglio quel giovane non propriamente di sinistra, ma ben dotato calcisticamente. Nacque così, nella politica riminese, il caso-Lugaresi: un'insolita combinazione di complesso del super-io (“o inetti, vi insegno io come si fa!”) e sindrome di Calimero (“ce l'hanno tutti con me perché sono cattivi!”)
Lugaresi socialista strizza oggi l'occhio ai leghisti esattamente come faceva da comunista con i craxiani; o nei DS, quando stravedeva per certi “berluscones”. Quindi rassegnatevi, cari amici socialisti: prima o poi dirà che anche voi gli avete sempre fatto schifo; esattamente come ora dice del PCI, dei DS, delle maggioranze e delle Giunte di cui era membro.
Mutare opinioni è legittimo, purché non si perda “la memoria storica” di sé. Di fronte al gratuito surplus di cattiveria con cui oggi scrive del presidente della Fiera, chi immaginerebbe che Lorenzo Cagnoni sia stato per anni il suo affettuoso, disinteressato e “utilissimo” maestro? O leggendo l’attuale sua sprezzante ostilità verso l'Assessore Roberto Biagini, chi mai penserebbe che sia stato lui, da emergente leader DS di Viserba, a tirargli la corsa per farlo uscire dal dimenticatoio e rientrare per qualche anno nel “gruppo di testa”?
Anche in politica si può talvolta “uccidere il padre” o i fratelli; ma come dice Freud, per diventare adulti, non già per regredire. Per cui, più che “liberarimini” è il caso di dire “liberalugaresi”: dalle sue ossessioni.
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