A Rimini una "Commissione consultiva per la toponomastica"

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 16 mag 2012
di Lorella Barlaam

Quando Corso d'Augusto era la Via Maestra

Il suo compito sarà preservare la componente storico-culturale che identifica la città

La toponomastica è "l'insieme dei nomi attribuiti alle entità geografiche (toponimi), ed il loro studio storico-linguistico" recita Wikipedia.
Franco La Cecla sembra farci riflettere sulla sua importanza, quando scrive che "sono i luoghi, al pari di chi li occupa, a parlare e ad esigere risposte". E il Comune di Rimini si è appena dotato di una nuova "Commissione consultiva per la toponomastica", che convoca gli studiosi Oreste Delucca e Ferruccio Farina, l'editore Giovanni Luisè e la storica Francesca Panozzo. «Compito della commissione - chiarisce Francesca, che ha appena conseguito il dottorato di ricerca in libertà fondamentali e formazioni sociali - sarà proporre e valutare, con puro valore consultivo, e senza compensi di sorta, nuove intitolazioni per aree di circolazioni e aree verdi al fine di "preservare la componente storico-culturale che identifica la città, attuarne l'impronta futura ed evitare scelte derivanti da considerazioni non strettamente pertinenti alle logiche onomastiche". La decisione credo sia scaturita anche da diverse sollecitazioni pervenute da associazioni quali "Toponomastica femminile", che ha fatto di Facebook uno strumento di ricerca e raccolta di informazioni sulle vie dedicate alle donne nelle varie città d'Italia. Effettivamente ho riscontrato che anche a Rimini le vie intestate a donne sono molto poche, soprattutto se si escludono Maria e i nomi di sante. Penso che la mia presenza all'interno della commissione sia dovuto anche a questo...».
«Da sempre mi interesso alla toponomastica riminese, di cui vado a parlare nelle scuole», aggiunge Oreste Delucca - Si può raccontare tutta la storia di Rimini attraverso la toponomastica. Che è conservativa, e a fronte dei cambiamenti imposti spesso mantiene i nomi usati dal popolo. Corso d'Augusto, ad esempio, anche dopo l'intitolazione ha continuato ad essere chiamato strada Maestra. Dell'argomento si è occupato l'editore Ghigi, alcune pubblicazioni dell'800 contengono stradari di Rimini coi nomi vecchi e nuovi delle vie, ne ho scritto nel mio libro sulla casa urbana a Rimini in età malatestiana. Ma servirebbe un archivio sistematico».
Cos'è cambiato, nel tempo? «Nel periodo medioevale i nomi raccontavano una storia spiega Delucca - precisavano una direzione, erano "nomi parlanti" che si riferivano a un personaggio o ad una famiglia importante, come la "Contrada dei Marcheselli", o a qualche caratteristica del luogo. Dietro piazza Ferrari c'era la "Contrada del mandorlo", via Lagomaggio prende il nome da "lacus maius", quella era tutta zona di acquitrini. C'erano la "Via per San Francesco", l'attuale via IV Novembre, la "strada per S. Agostino", via Cairoli, la "via al Porto", via Giovanni XXIII. "Via degli Alberghi" e "via della Malvasia" raccontavano le attività economiche prevalenti, e ancora nel Novecento si chiamava è ghett la zona dell'antico ghetto ebraico intorno a Via Bonsi. L'intitolazione attuale delle vie è avvenuta per strati successivi: verso la fine dell'800, ad esempio, il consiglio comunale ha re-intitolato strade e piazze a personaggi riminesi del Risorgimento, su mozione di una commissione ad hoc che comprendeva anche lo storico Carlo Tonini».
Quali proposte avanzerete? «Intanto sono d'accordo col fatto che bisogna dare spazio a toponimi femminili. E, nel limite del possibile, mantenere l'aggancio col territorio. Secondo Giovanni Luisè le targhe attuali delle vie dovrebbero dare indicazioni sul personaggio cui è stata dedicata la strada, del periodo in cui è vissuto. Una cosa che sento in ordine al centro storico è il fatto che molte strade in passato avevano un altro nome, e anche da noi, come in altre città, occorrerebbe aggiungerlo: "Via Gambalunga, già Via rigagnolo della Fontana". Ma ci rendiamo conto che ci sono problemi di budget... Il nostro compito in fondo è guardare a quello che c'è e migliorarlo. E questo nascerà dal lavoro collettivo».

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