IO, EVASORE IMMAGINARIO

RIMINI - Notizie primo piano - mer 16 mag 2012
di Stefano Cicchetti

L'odissea di un contribuente
"Una riforma urgente? Considerare i cittadini come esseri umani"

Le tasse vanno pagate. Ogni violenza, piccola o grande che sia, contro chi le fa pagare non trova la minima giustificazione. Ogni appello all'evasione fiscale non è un atto politico, ma di inciviltà.
Premesso tutto ciò, ecco cosa ci scrive un lettore:
«Sono pensionato di una grossa azienda riminese che in passato aveva un proprio Fondo Pensioni, alimentato da contributi dell'azienda stessa e dei lavoratori. In particolare il Fondo erogava una integrazione della pensione INPS.
Alcuni anni fa, per ovviare a questa che cominciava ad apparire una "anomalia", l'azienda ha chiesto di eliminare il Fondo, utilizzandone gli accantonamenti per pagare ai singoli una somma una tantum, rapportata all'integrazione pensionistica spettante ed alle aspettative di vita di ciascuno».
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«Fatti i conti delle cifre attribuibili e delle ritenute fiscali, l'accordo è stato firmato con l'assenso dei sindacati.
A me, che ero uno dei pensionati più giovani, nel 2005 è toccata una indennità di euro 170.250, meno 41.864 di ritenute fiscali, netto a percepire euro 128.386 (che ho subito impiegato per chiudere alcuni debiti).
A distanza di vari anni, l'11 gennaio 2010 l'Agenzia delle Entrate mi ha notificato che entro 30 giorni (salvo rateazione) dovevo pagare euro 29.348 a titolo di conguaglio IRPEF; in caso contrario sarei incorso in una sanzione del 30% oltre ad interessi.
Potete capire come mi sono sentito: peggio di una mazzata in testa. Inoltre in casa è finita la pace: mia moglie mi ha accusato d'esser un incapace e di non curare gli affari di famiglia. Fortunatamente l'Ufficio Personale dell'azienda si è presa a cuore la faccenda (che riguardava anche alcuni altri colleghi) investendo della pratica un abile consulente fiscale. Costui si è attivato, mi diceva di stare tranquillo, ma sul piano ufficiale non avevo alcuna garanzia. Tant'è vero che il 29 maggio 2010 Equitalia mi notificava una cartella di pagamento maggiorata di sanzioni, interessi e compensi di riscossione, il cui totale era salito ad euro 40.211,72, il tutto da pagarsi entro 60 giorni.
Altra mazzata in testa, con il cuore cha batteva a mille. E visite ricorrenti dal consulente, che diceva di stare tranquillo, ma potete immaginare se era possibile.
Dopo tante apprensioni, quasi allo scadere dei 60 giorni fatidici, mi giungeva una lettera dell'Agenzia delle Entrate, retrodatata 2 luglio 2010, contenente gli estremi della pratica incriminata e la dicitura: "L'ufficio, considerato che: [tutto in bianco] dispone lo sgravio delle somme iscritte a ruolo". Con lettera del 13 luglio 2010 Equitalia mi comunicava a sua volta "di aver provveduto all'annullamento totale dell'iscrizione a ruolo disposta a suo carico".
Il Consulente mi ha ufficiosamente spiegato che, trattandosi di un caso piuttosto raro, il programma elettronico non possedeva le istruzioni adeguate e aveva dato i numeri. Da parte degli Uffici pubblici, non una parola di spiegazione, non un cenno di scusa per questo infortunio che per poco non ha provocato un infarto all'interessato, che ha indubbiamente causato disagi e problemi familiari.
Evito qualunque commento. Mi limito a una considerazione: tra le "riforme" che il Governo dovrà cercare di attuare, se vuole veramente cambiare l'assetto del Paese, dovrebbe esserci anche quella di considerare i cittadini come esseri umani».

Lettera firmata

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