La storia del commercio a Rimini

Rimini - Notizie Centro Storico - gio 03 mag 2012
di Claudio Costantini

Un libro di Lanfranco Capelli in attesa di un editore
Quando via Garibaldi si chiamava Via dei Magnani e Piazza Tre Martiri Piazza Giulio Cesare

La storia di un paese, di una comunità, di una città, la si può ripercorrere e in qualche modo rivivere scegliendo una strada fra le cento che le vestigia ed i documenti ci presentano. Lanfranco Capelli ha scelto per il suo racconto storico su Rimini quella del commercio, qui da noi spesso coniugato con l'artigianato, che si è sviluppato nella bottega tradizionale come "centro di relazioni sociali".
Il lavoro di Capelli copre un ampio arco di tempo dal primo secolo ai giorni nostri. Una ricerca metodica - citando di volta in volta rigorosamente le fonti - attraverso documenti, vestigia ancora visibili e libri della storia della nostra città. L'ultima parte del libro, quella che copre gli ultimi due secoli, è quella che in parte possiamo rivedere e immaginare tutti noi solo se, passeggiando per la città, alzassimo lo sguardo ai piani superiori dei palazzi, delle case, dei negozi. Rivedremmo in parte quegli stessi edifici che sono riprodotti nelle prime fotografie della città riproposte in copia nel dattiloscritto. Una città che Lanfranco Capelli ha conosciuto in parte direttamente, in parte attraverso la storia della sua famiglia originaria tutta della Contrada dei Magnani e borgo Sant'Andrea.
I fratelli Capelli sono conosciuti a Rimini per i loro negozi di abbigliamento. La loro origine come commercianti nel settore dell'abito e della moda risale alla fine dell'‘800. Il bisnonno aveva una sua sartoria, il nonno nel 1896 apre il suo primo negozio in piazza Tre Martiri, allora Giulio Cesare, in un edificio demolito nel 1921 per aprire la via IV Novembre, mentre i figli con il carro trainato da cavalli continuavano "a fare i mercati". Si trasferiscono quindi al numero 6 di via Garibaldi, negozio chiuso definitivamente qualche anno fa.
Nelle fotografie delle vetrine riportate nel volume si vedono non solo i cambiamenti della moda, ma anche il tempo e la cultura che li ha generati. Come quando, tanto per fare un esempio documentato, nel '36 si dovevano allestire vetrine "autarchiche".
Ma quella del negozio dei Capelli è una delle decine e decine di storie raccontate e documentate, spesso con fotografie dell'epoca e documenti e fatture. Fra le fonti a cui di più Capelli ha attinto per questo periodo, quella dei giornali è forse la più importante, oltre alle fotografie. Sono molte le tracce lasciate sui periodici dalle botteghe attraverso le cronache, la pubblicità e la promozione della propria offerta. Il commercio rendeva il centro di Rimini un luogo vivo, il cuore pulsante della città che sviluppava la vita sociale. Vi erano in centro negozi prestigiosi, come le cristallerie di Caffarelli, le macchine da cucire di Biagio Orioli in Piazza Giulio Cesare, la Confetteria Pasticceria dei Fratelli Vecchi, il caffè Commercio in piazza Cavour, solo per citarne alcuni.
Attraverso il lavoro di Capelli si può ricostruire anche una sorta di mappa del commercio a Rimini in tutte le sue varie forme ed epoche. Ritrovando per esempio la biblioteca circolante di Mario Mancini (1847 - 1918) che trasportava i libri di casa in casa su di un triciclo ottocentesco.
I volumi dattiloscritti di Capelli, una ricerca importante per la storia della nostra città e per una delle principali attività economiche, sfortunatamente non hanno ancora un editore. Mentre un tale patrimonio meriterebbe senza dubbio non solo la forma stampata, ma anche un apposito scaffale nella biblioteca cittadina.
A Lanfranco Capelli, commerciante da una vita nel Centro Storico, chiediamo se il commercio sarà ancora il motore che fa vivere la città: "Vi è difficoltà ad arrivare in centro - risponde - mentre negli iper la gente arriva con la macchina; in città non vi sono più sale cinematografiche, si è passati da sei a zero. La domenica quando si è liberi e si può uscire con la famiglia, i negozi sono chiusi. Ce ne sono 450 in centro, basterebbe che aprissero a turno i giorni festivi e, per rendere le vie più vive e attraenti, le vetrine anche con il negozio chiuso dovrebbero restare illuminate. Ma soprattutto la strada maestra è quella di ritornare alla fiducia che si era stabilita nel tempo e in alcuni casi lo è ancora, fra cliente e gestore del negozio.

 

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